Ogni tanto arriva un film che riscrive le regole del disastro commerciale. Desert Warrior sembra avere tutte le carte in regola per fregiarsi di questo titolo nel 2026, e forse anche per entrare nella storia dei flop cinematografici più colossali di sempre. La pellicola d’azione storica diretta da Rupert Wyatt, il regista de L’alba del pianeta delle scimmie, ha debuttato negli Stati Uniti con numeri che lasciano senza parole, e non in senso positivo.
Parliamo di un budget di circa 140 milioni di euro per un film che nel primo fine settimana nelle sale americane ha incassato appena 455.000 euro circa. Sì, avete letto bene. Distribuito in poco più di 1.000 sale, Desert Warrior ha registrato una media per sala di circa 450 euro. Una cifra che grida catastrofe da ogni angolazione possibile. Coproduzione tra Stati Uniti e Arabia Saudita, il progetto rappresentava il film più costoso mai prodotto nel paese asiatico, un tentativo ambizioso di dimostrare che l’Arabia Saudita potesse competere con Hollywood nella produzione di blockbuster epici destinati al mercato internazionale. Tentativo che, numeri alla mano, è naufragato in modo spettacolare.
E non è che mancasse il cast per attirare il pubblico. Il protagonista è Anthony Mackie, la stella Marvel che oggi porta lo scudo di Capitan America, affiancato da Ben Kingsley e Sharlto Copley. Nomi importanti, volti riconoscibili, eppure non è bastato a convincere gli spettatori a comprare un biglietto.
La trama e una produzione travagliata fin dall’inizio
Desert Warrior è ambientato nell’Arabia del VII secolo, dove diversi clan lottano per la supremazia. La principessa Hind, interpretata da Aiysha Hart, è promessa in sposa contro la sua volontà a Kisra (Kingsley), il brutale sovrano dell’Impero sasanide. La giovane rifiuta il matrimonio e fugge nel deserto con il padre, inseguita da un mercenario (Copley) e da un intero esercito. Durante la fuga incontra un misterioso bandito, il personaggio di Mackie, che decide di aiutarla. Per avere una possibilità contro la potenza militare di Kisra, Hind dovrà convincere i clan rivali a unirsi in una battaglia che deciderà il destino dell’intera penisola arabica.
Sulla carta una storia epica, ma la strada per portarla sullo schermo è stata tutt’altro che lineare. La produzione è partita nel 2020 con un budget stimato di circa 65 milioni di euro, ma il Covid ha mandato all’aria i piani originali. Le riprese sono riprese nel 2021 e si sono protratte per cinque mesi, seguite da una postproduzione lunga e complicata. Tanto complicata che lo stesso regista Wyatt a un certo punto ha abbandonato il progetto per divergenze creative, salvo poi tornare per completare il montaggio. Nel frattempo il budget è lievitato fino a raddoppiare, raggiungendo i 140 milioni di euro, cifre da grande superproduzione hollywoodiana.
Critica impietosa e nessun segnale di ripresa
Per un periodo sono circolate voci secondo cui Desert Warrior non sarebbe mai uscito nelle sale. Alla fine il film è arrivato al cinema, ma guardando i risultati forse sarebbe stato meglio per tutti se quelle voci si fossero avverate. Perché al disastro al botteghino americano si aggiunge un debutto altrettanto deludente in Arabia Saudita, il paese che ha coprodotto e finanziato il progetto. Nemmeno in casa propria Desert Warrior è riuscito a trovare un pubblico.
E la critica non ha offerto alcuna consolazione. Su Rotten Tomatoes le poche recensioni pubblicate fino a questo momento restituiscono un quadro impietoso, con appena il 25% di valutazioni positive. Un verdetto netto che si somma ai numeri catastrofici del botteghino, componendo il ritratto di quello che al momento si candida con forza a essere il più grande flop del 2026. L’uscita nelle sale italiane non è stata ancora confermata.
