AI Overviews e il nuovo AI Mode di Google sono finiti sotto la lente delle istituzioni europee, dopo che Agcom ha deciso di trasmettere alla Commissione europea una richiesta formale di valutazione. La questione è tanto semplice da capire quanto complessa nelle sue implicazioni: le risposte generate dall’intelligenza artificiale di Google, quelle che appaiono direttamente in cima ai risultati di ricerca, potrebbero penalizzare in modo pesante gli editori e i produttori di contenuti giornalistici.
La segnalazione della FIEG e i timori per l’editoria
Tutto è partito da una segnalazione della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), che ha sollevato il problema con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il punto centrale riguarda le sintesi generate dall’intelligenza artificiale che Google mostra nei risultati di ricerca attraverso AI Overviews: di fatto, l’utente ottiene già una risposta confezionata senza dover cliccare su nessun sito. E questo, secondo la FIEG, rischia di tagliare fuori gli articoli pubblicati dagli editori, riducendone drasticamente la visibilità.
Non si tratta solo di numeri e clic persi. La Federazione ha collegato il tema a questioni ben più ampie: la libertà di informazione, la libertà di espressione e il pluralismo delle fonti. In pratica, se le persone smettono di visitare i siti degli editori perché trovano tutto già riassunto da Google, a rimetterci sarebbero soprattutto le testate più piccole e indipendenti, quelle che già faticano a restare in piedi economicamente. Una dinamica che, secondo la segnalazione, potrebbe mettere a rischio la sostenibilità stessa delle imprese editoriali.
C’è poi un altro aspetto che la FIEG ha evidenziato, e non è secondario: l’affidabilità delle risposte fornite dall’intelligenza artificiale. Il rischio concreto è che i risultati generati contengano errori, imprecisioni o addirittura informazioni inventate di sana pianta, le famose “allucinazioni” dei modelli AI. Il tutto senza che l’utente abbia modo di verificare facilmente da dove arrivino quelle informazioni. Quindi il problema è doppio: non solo i contenuti editoriali vengono oscurati, ma le risposte che li sostituiscono potrebbero anche non essere corrette.
Agcom porta il caso a Bruxelles
Prima di fare il passo verso la Commissione europea, Agcom ha fatto le cose per bene. Ha raccolto informazioni direttamente da Google, ha ascoltato la FIEG e anche la FISC, la Federazione Italiana Settimanali Cattolici. Dopo queste consultazioni, nella seduta di ieri l’Autorità ha deciso di sottoporre formalmente la questione a Bruxelles, ai sensi dell’articolo 65 del Digital Services Act. La richiesta è chiara: valutare se ci siano gli estremi per aprire un’eventuale indagine nei confronti di Google Ireland.
Gli articoli richiamati sono il 27, il 34 e il 35 del DSA, quelli che riguardano gli obblighi delle piattaforme e dei motori di ricerca di dimensioni molto grandi, classificati come VLOP e VLOSE. Agcom punta il dito in particolare sulle norme relative alla mitigazione dei rischi sistemici, compresi quelli che toccano la libertà di informazione e il pluralismo dei media, oltre che sulla trasparenza dei sistemi di raccomandazione. Va detto che la decisione non è stata unanime: la Commissaria Elisa Giomi ha espresso voto contrario.
