Vine è tornato, anche se con un vestito diverso. Una delle app più iconiche della prima era dei social network è di nuovo disponibile su App Store e Google Play, ma stavolta si chiama Divine. Il cambio di nome non è casuale: dietro al rebranding ci sono probabilmente ragioni legali, certo, ma anche un’ambizione diversa rispetto al passato. Il nuovo/vecchio social punta forte su un concetto che oggi suona quasi rivoluzionario: dare spazio a creator e contenuti autenticamente umani, tenendo fuori dalla porta quell’ondata di materiale generato dall’intelligenza artificiale che ormai invade qualsiasi piattaforma. Quello che in gergo viene chiamato AI slop.
La parte più nostalgica dell’operazione, e probabilmente quella che farà battere il cuore a chi quei tempi li ricorda bene, è il posizionamento di Divine come una sorta di museo dei vecchi video da 6 secondi caricati sulla piattaforma originale. Gli sviluppatori sono riusciti a ripristinare circa 500 mila clip, recuperate grazie a un progetto di archiviazione della comunità noto come Archive Team. Non tutti i video originali sono tornati online, ma solo quelli di cui esisteva un backup. E non è stato un lavoro semplice: quei contenuti erano stati archiviati come file binari di grandi dimensioni, nell’ordine dei 40/50 GB, il che ha richiesto un’analisi approfondita prima ancora di capire come gestirli. Solo dopo è stato possibile procedere alla ricostruzione, comprese tutte le interazioni associate come visualizzazioni, “mi piace” e commenti.
Un social che vuole restare “umano” e punta sulla qualità
L’iniziativa ha catturato l’attenzione di diversi creator tra i pionieri di Vine, e più in generale gli utenti affezionati sembrano vedere in Divine qualcosa di più di una semplice operazione nostalgia. Tanto che, racconta il team di sviluppo, “sono stati loro a dirci di aspettare e fare le cose per bene”. Il piano iniziale prevedeva un lancio più rapido, qualche mese fa, ma alla fine si è scelto di prendersi il tempo necessario.
E proprio questa attenzione alla qualità è uno degli aspetti centrali di Divine. L’app richiede agli utenti di registrare i video direttamente al suo interno, oppure di sottoporre le clip a una verifica basata sullo standard C2PA, un protocollo che stabilisce l’origine e le eventuali modifiche apportate ai contenuti digitali. È un modo concreto per tenere la piattaforma “incontaminata” rispetto ai contenuti generati dall’AI, cercando di garantire che ogni video pubblicato sia effettivamente opera di una persona reale.
Il ruolo di Jack Dorsey nel ritorno di Vine
Il ritorno di Vine sotto le spoglie di Divine è stato possibile grazie ai finanziamenti di and Other Stuff, un’organizzazione no profit fondata a maggio 2025 dal co-fondatore di Twitter Jack Dorsey. Un dettaglio che ha un sapore particolare, se si pensa che proprio Dorsey, ai tempi in cui era CEO di Twitter, fu responsabile della chiusura della piattaforma originale. Un errore che evidentemente non ha mai smesso di pesare, e che adesso prova a correggere finanziando questa rinascita.
