Migliaia di Certificazioni Uniche 2026 contengono dati errati o incompleti, e questo potrebbe avere conseguenze pesanti sulla dichiarazione precompilata che sarà disponibile nel cassetto fiscale del sito dell’Agenzia delle Entrate a partire dal 30 aprile. Il problema non è sfuggito ai sindacati, che già da una settimana avevano lanciato l’allarme chiedendo al Governo di intervenire con una versione corretta dei documenti. A oggi, però, nessuna risposta è arrivata.
A segnalare la situazione è stata la CGIL, spiegando che una quota significativa di sostituti d’imposta ha rilasciato ai lavoratori dipendenti Certificazioni Uniche in cui i dati relativi alla natura del reddito di lavoro risultano sbagliati oppure del tutto assenti. Si parla in particolare dei dati previsti dall’articolo 49, comma 1 del Tuir, quelli che servono a verificare il diritto alla cosiddetta “somma aggiuntiva” e all’ulteriore detrazione per redditi di lavoro dipendente. Senza quei dati corretti, di fatto, il contribuente non può calcolare in modo preciso le detrazioni spettanti e rischia di perdere benefici economici che gli spetterebbero di diritto.
Cosa è andato storto nelle Certificazioni Uniche
Il nodo tecnico è piuttosto specifico ma le conseguenze sono molto concrete. Nelle Certificazioni Uniche errate, il sostituto d’imposta ha certificato i redditi da lavoro dipendente, o le relative indennità sostitutive, come se fossero redditi di lavoro dipendente non compresi tra quelli indicati dall’articolo 49, comma 1 del Tuir. Tradotto in parole semplici: alcune indennità che dovrebbero rientrare tra i redditi da lavoro dipendente sono state classificate in modo scorretto, e questa catalogazione sbagliata impedisce al sistema di riconoscere automaticamente le detrazioni e i benefici collegati.
Il risultato è che la dichiarazione precompilata, quella che milioni di contribuenti trovano già pronta nel proprio cassetto fiscale, potrebbe contenere errori a monte. E con la pubblicazione fissata per il 30 aprile, il tempo per correggere il problema si è ridotto praticamente a zero. Non è affatto escluso, sottolinea il sindacato, che i cittadini si ritrovino davanti un modello 730 precompilato basato su dati sbagliati.
La richiesta della CGIL al Governo
La CGIL ha rivolto un appello diretto al Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e al Vice Ministro Maurizio Leo, chiedendo un aggiornamento immediato delle Certificazioni Uniche con i dati rettificati. L’obiettivo dichiarato è garantire che il sistema fiscale rifletta la reale situazione dei contribuenti, evitando che un errore tecnico si trasformi in una perdita economica ingiusta per chi lavora come dipendente.
C’è anche un altro aspetto che il sindacato ha messo sul tavolo: la richiesta di non applicare sanzioni ai sostituti d’imposta che dovranno procedere alla ricompilazione delle Certificazioni Uniche. Un passaggio necessario, visto che l’errore riguarda un numero significativo di documenti e la correzione comporterà inevitabilmente tempi e costi aggiuntivi.
Un intervento tempestivo resta, secondo la CGIL, l’unica strada percorribile per tutelare i redditi dei lavoratori dipendenti ed evitare che un problema nella compilazione della Certificazione Unica 2026 si traduca in mancate detrazioni e rimborsi persi.
