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Negozi russi in Cina: il segreto dietro quei prodotti non è quello che pensi

I negozi "russi" spopolano in Cina, ma dietro insegne si nascondono prodotti made in China travestiti da import

scritto da Ilenia Violante 29/04/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
Negozi russi in Cina: il segreto dietro quei prodotti non è quello che pensi
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Le tiendas de productos rusos en Cina sono diventate un fenomeno che nessuno si aspettava. Negli ultimi anni, negozi pieni di insegne in cirillico, musica tradizionale russa e matrioske in vetrina hanno iniziato a spuntare in decine di città cinesi, attirando la curiosità dei consumatori locali. Salumi, cioccolato, miele, vodka, dolci al durian: l’offerta è variegata e punta tutto sull’estetica “made in Russia”, con slogan come “prodotti hardcore” e un’immagine costruita sui toni del blu e del bianco. Peccato che dietro questa facciata, come si è scoperto nel tempo, molti di questi prodotti russi siano in realtà fabbricati in Cina.

Il boom dei negozi russi in Cina e i numeri dietro al fenomeno

L’esplosione di questo mercato ha coinciso con il rafforzamento dei legami commerciali tra Cina e Russia, accelerato dalle sanzioni occidentali imposte a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina. Il commercio bilaterale ha toccato livelli record nel 2022 e nel 2023, e una parte dei consumatori cinesi ha iniziato a percepire l’acquisto di prodotti russi quasi come un gesto di solidarietà geopolitica. Secondo i dati del registro imprenditoriale Qichacha, a gennaio 2025 risultavano registrate in Cina 3.555 aziende dedicate al commercio di prodotti russi: 696 nuove imprese nel 2023 e 894 nel 2024. Numeri che danno l’idea di una crescita tutt’altro che marginale.

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A facilitare il tutto c’è stato anche un fattore finanziario piuttosto concreto. L’esclusione della Russia dal sistema Swift nel 2022 ha spinto Mosca a dipendere sempre più dallo yuan cinese, trasformando la Cina nel principale partner commerciale russo. Petrolio, gas, alimentari, tutto a prezzi ridotti, con un flusso che ha alimentato sia il commercio all’ingrosso sia quello al dettaglio.

Il problema dell’autenticità: prodotti russi che russi non sono

Con il passare dei mesi, però, i sospetti hanno iniziato a farsi strada. Molti consumatori cinesi hanno cominciato a chiedersi quanto fossero davvero autentici quei prodotti sugli scaffali. Le salchicce, per esempio, non possono essere legalmente importate dalla Russia. E il durian, un frutto tropicale, non ha niente a che fare con il clima delle regioni russe. Dettagli che non sono passati inosservati.

Le autorità cinesi sono intervenute su più fronti. Nella provincia del Fujian, un mercato russo è stato segnalato per aver promosso falsi benefici per la salute e aver etichettato prodotti nazionali come importati. A Pechino, diversi negozi hanno chiuso dopo ispezioni che richiedevano prove sulla provenienza reale delle merci. A Shanghai, nel 2025, sono state avviate indagini su sette delle 47 tiendas tematiche russe presenti in città. Alcune sono state chiuse, altre hanno ricevuto sanzioni e multe, con l’obbligo di etichettare chiaramente i prodotti effettivamente fabbricati in Cina. Un’indagine di Jiemian News ha poi rivelato che gran parte degli alimentari venduti nelle cosiddette “Case di Stato Russe” (franchising senza alcun legame con il governo di Mosca) erano in realtà di produzione locale.

Quanto durerà questo fenomeno?

Analisti come Zhang Yi, di iiMedia Research, ritengono che la moda dei prodotti russi in Cina sia destinata a esaurirsi, anche se nel 2026 il fenomeno resta ancora visibile. La domanda si basa in larga parte sulla novità e su una percezione di scarsità. Man mano che i consumatori perdono interesse o la concorrenza tra negozi aumenta, la popolarità di questi mercati potrebbe calare sensibilmente. I dubbi crescenti sull’autenticità dei prodotti e la pressione delle autorità regolatorie non fanno che accelerare questo processo.

Intanto, a Shanghai alcune di queste tiendas hanno già cambiato nome, ribattezzandosi “Negozi di Commercio Reciproco Cino Russo” per riflettere la vera provenienza di ciò che vendono. A Pechino, almeno un negozio ha abbassato la saracinesca dopo non essere riuscito a presentare la documentazione necessaria a certificare le importazioni.

Gli esperti prevedono che il volume del commercio bilaterale tra Cina e Russia possa stabilizzarsi attorno ai 185 miliardi di euro, una cifra inferiore ai record più recenti. A lungo termine, un eventuale cambio nello scenario geopolitico, come una risoluzione del conflitto in Ucraina, potrebbe consentire a Mosca di normalizzare i rapporti commerciali con l’Europa e ridurre la dipendenza dalla Cina. Scenario che, al momento, appare decisamente lontano.

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Ilenia Violante
Ilenia Violante

Laureata in Culture Digitali con Specialistica in Marketing. Faccio della lettura e la scrittura il mio lavoro nonché la mia più grande passione !

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