I licenziamenti di Meta erano nell’aria da settimane, ma quando la notizia è trapelata prima del previsto, l’azienda di Mark Zuckerberg è stata costretta ad anticipare l’annuncio ufficiale. La direttrice delle risorse umane, Janella Gale, ha confermato quello che in tanti temevano. Circa il 10% della forza lavoro riceverà la lettera di licenziamento il prossimo 20 maggio. Si parla di ben 7.800 posti eliminati, più altri 6.000 che semplicemente non verranno mai coperti. Il punto è che nessuno sa ancora chi verrà colpito. Non ci sono nomi, non ci sono reparti specifici indicati. E proprio questo vuoto informativo sta trasformando le settimane di attesa in qualcosa di insostenibile per migliaia di persone.
“Benvenuti nei 28 giorni dell’inferno”. Così un dipendente ha sintetizzato la situazione in un forum interno, e l’espressione si è diffusa a macchia d’olio tra i canali di comunicazione dell’azienda. Sulla piattaforma anonima Blind, dove i lavoratori tech si confrontano senza filtri, si mescolano angoscia, umorismo nero e domande senza risposta. Qualcuno chiedeva come trovare motivazione sapendo che i licenziamenti sono certi e manca solo la lista dei nomi. Una risposta fotografava lo stato d’animo generale meglio di qualsiasi analisi: “La mia motivazione è fare cose che posso mettere nel curriculum per il prossimo lavoro”. Altri, nei forum interni di Meta, raccontavano di star cercando disperatamente di dimostrare risultati tangibili prima del giorno fatidico, nella speranza che bastasse a salvarsi.
Licenziamenti Meta: un’ansia che dura dal 2022 e il sindrome del sopravvissuto
Per molti dipendenti di Meta questa tornata di tagli non arriva come un fulmine a ciel sereno. Dal 2022 l’azienda ha attraversato diverse ondate di riduzione del personale, e questo ha lasciato segni profondi anche su chi è rimasto. C’è un fenomeno ben preciso che descrive questa condizione e si chiama sindrome del sopravvissuto. Chi non viene licenziato sa che dovrà sobbarcarsi il lavoro di chi non c’è più, in un ambiente sempre più sotto pressione, con la consapevolezza che la prossima tornata potrebbe toccare proprio a loro. Un dipendente ammetteva di provare più angoscia all’idea di restare che a quella di essere mandato via. Alcuni hanno confessato di essersi mentalmente disconnessi dal lavoro. C’è perfino chi starebbe valutando di manovrare per finire nella lista dei licenziamenti e incassare la buonuscita.
Il clima interno è reso ancora più pesante da un dettaglio che non sfugge a nessuno. Questi tagli non dipendono da performance scadenti o da difficoltà finanziarie. Meta va bene, economicamente parlando. Il problema, se così si può chiamare, è che ogni risorsa disponibile viene dirottata verso l’intelligenza artificiale. Lo ha ribadito la stessa Gale nel comunicato ufficiale, parlando di “uno sforzo continuo per gestire l’azienda in modo più efficiente e compensare le altre investimentazioni in corso”. Meta prevede di destinare tra 115 e 135 miliardi di dollari (circa 105/125 miliardi di euro) in investimenti di capitale solo nel 2026. Insomma, il doppio rispetto al 2024, con l’IA come destinazione principale. Mark Zuckerberg lo ripete da mesi che l’AI è la priorità assoluta, il che mette in una posizione sempre più fragile chiunque non lavori direttamente su quella tecnologia.
Cosa spetta a chi verrà licenziato e il contesto più ampio
I tagli di Meta arrivano nello stesso momento in cui Microsoft annuncia per la prima volta in 51 anni di storia un programma di prepensionamenti volontari. Due segnali che stanno facendo suonare più di un campanello d’allarme nel settore tecnologico, alimentando il timore che l’automazione spinta dall’IA stia iniziando a provocare una crisi occupazionale strutturale.
Per quanto riguarda le condizioni di uscita, il comunicato di Meta specifica che i dipendenti licenziati il 20 maggio riceveranno un’indennità pari a 16 settimane di stipendio base, più due settimane aggiuntive per ogni anno di servizio in azienda. Per i lavoratori statunitensi e le loro famiglie verrà coperto il costo dell’assicurazione sanitaria COBRA per 18 mesi. I pacchetti per i dipendenti al di fuori degli Stati Uniti saranno simili ma varieranno in base al paese, così come le tempistiche e le procedure locali, come specificato nel comunicato interno firmato da Gale.
