Google sta lavorando a una funzione piuttosto interessante per Gemini, e il nome dice già parecchio: si chiama Assistenza proattiva. L’idea di fondo è semplice da spiegare ma ambiziosa da realizzare: invece di aspettare che qualcuno faccia una richiesta, Gemini proverà ad anticipare le esigenze dell’utente, offrendo suggerimenti e azioni utili in modo del tutto autonomo, basandosi sul contesto d’uso del dispositivo. Niente domande, niente comandi vocali, il sistema cercherà di capire da solo cosa potrebbe servire in quel momento.
La scoperta arriva dall’analisi del codice contenuto nell’ultima versione dell’app Google (la 17.18.22.sa.arm64). Parte del codice è già stata attivata con successo, permettendo di ottenere un’anteprima del funzionamento, anche se ovviamente non si tratta della versione definitiva e completa. Internamente la funzione viene chiamata proprio “Proactive Assistance”, e rappresenta un ulteriore passo avanti rispetto alla Personal Intelligence introdotta in precedenza. Il percorso che Google sta tracciando per Gemini è chiaro: un’integrazione sempre più profonda e contestuale, capace di rendere l’assistente davvero utile nella vita quotidiana senza dover continuamente interagire con esso.
Come funziona e quali dati utilizza
La gestione dell’Assistenza proattiva sembra pensata per essere accessibile a chiunque. Nelle impostazioni di Gemini compare un semplice toggle per attivare o disattivare la funzione. Ma la cosa interessante è che gli utenti potranno anche decidere quali applicazioni possono contribuire al sistema, mantenendo così un buon livello di controllo sui propri dati.
Tra le fonti dati attualmente supportate ci sono elementi come ciò che appare sullo schermo, le notifiche ricevute e le informazioni provenienti da app autorizzate, fra cui Contatti e Messaggi. Servizi come Gmail e Calendar, invece, rientrano nel framework più ampio legato a Personal Intelligence, che evidentemente rappresenta l’infrastruttura su cui poggia tutto questo ecosistema. In pratica, Gemini potrà attingere a diversi strati di informazioni per costruire suggerimenti pertinenti e tempestivi.
C’è un aspetto che vale la pena sottolineare: Google ha indicato che l’elaborazione dei dati avverrà interamente in locale, con le informazioni archiviate in ambienti cifrati. Una scelta che va nella direzione della privacy, un tema sempre più centrale quando si parla di assistenti basati sull’intelligenza artificiale. L’intero settore, del resto, si sta muovendo verso modelli predittivi piuttosto che reattivi. Non si tratta più solo di rispondere a una domanda, ma di capire quale domanda l’utente starebbe per fare.
Quando potrebbe arrivare
Al momento non esistono indicazioni ufficiali sui tempi di rilascio dell’Assistenza proattiva di Gemini. Però il livello di sviluppo raggiunto dal codice lascia intendere che la distribuzione potrebbe non essere poi così lontana. La conferenza Google I/O 2026 è ormai a poche settimane di distanza, e una funzione del genere potrebbe tranquillamente essere uno dei piatti forti dell’evento.
