Il Gruppo Volkswagen sta vivendo un momento di seria difficoltà fuori dai confini europei, e i numeri raccontano una storia che era nell’aria da tempo. Il crollo di vendite del colosso di Wolfsburg non è un fulmine a ciel sereno, ma il risultato di una serie di fattori che si sono accumulati negli ultimi anni. In Cina, tanto per cominciare, sono già stati tagliati un milione di esemplari dalla produzione, conseguenza diretta di una contrazione della domanda in un mercato dove la concorrenza locale è diventata feroce. E poi ci sono gli Stati Uniti, dove la situazione è ancora peggiore: un calo del 20% nel primo trimestre del 2026, con i dazi commerciali che hanno colpito duramente.
I numeri complessivi descrivono una mietitura significativa sulla capacità produttiva globale: fino a un milione di veicoli in meno entro il 2028. Il mercato cinese registra un meno 15%, quello americano un meno 20%. A tutto questo si aggiunge un cambiamento strutturale nel settore automotive a livello mondiale, con le vendite di auto elettriche che non hanno mantenuto le promesse fatte.
La strategia di Oliver Blume e i nuovi obiettivi
Temendo ripercussioni anche sul mercato europeo, Volkswagen ha annunciato un ridimensionamento importante. Il target è portare la capacità complessiva da oltre 12 milioni a circa 9 milioni di veicoli annui. L’amministratore delegato Oliver Blume, parlando con Manager Magazin, non ha usato mezzi termini: “La sovraccapacità non è sostenibile nel lungo periodo”, ha detto, aggiungendo che i modelli previsionali basati sui volumi del passato “non sono più realistici” in un mercato così competitivo.
La gamma full electric ID. ha deluso le aspettative, snaturando in parte il DNA e l’appeal del marchio. Dal periodo pandemico in avanti, le vendite mondiali del Gruppo tedesco hanno subito un progressivo calo strutturale. Volkswagen ha provato a dare un’immagine più green, ma intanto la produzione si è attestata intorno ai 9 milioni di veicoli all’anno, contro gli 11 milioni del 2019. Le politiche protezionistiche americane con i dazi, l’aggressività dei produttori cinesi e la debolezza della domanda europea hanno fatto il resto. Lo scoppio della guerra in Medio Oriente ha poi aggiunto un ulteriore scossone al quadro già fragile.
Tagli al personale e nuove scommesse industriali
“Stiamo facendo progressi senza precedenti nella riduzione dei costi, ma continuiamo a essere gravati da capacità in eccesso”, ha ammesso Blume. La Casa tedesca, come tante altre realtà industriali del Vecchio Continente, sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Alla fine del 2024 Volkswagen ha raggiunto un accordo con il consiglio di fabbrica per tagliare 35.000 posti di lavoro in Germania. Un evento quasi senza precedenti nella storia del Gruppo.
Considerando anche il downsizing del personale di Porsche, Volkswagen potrebbe ritrovarsi con 50.000 risorse in meno entro il 2030. Il taglio dei lavoratori è diventato una leva fondamentale per difendere gli obiettivi di sostenibilità finanziaria del colosso. Sul fronte americano, Volkswagen sta puntando sullo sviluppo del brand Scout, anche se non esclude di rivalutare il progetto per ridurre al minimo i rischi in una fase in cui le proposte di ultima generazione stentano a decollare. Negli Stati Uniti è in lavorazione un nuovo impianto in Carolina del Sud, pensato come punto di svolta per evitare ulteriori dazi in futuro.
