La storia tra U2 e Apple è una di quelle che sembrano inventate, eppure è tutto vero. Quando si pensa al legame tra la band irlandese e il colosso di Cupertino, viene subito in mente quell’album, “Songs of Innocence”, comparso nel 2014 su tutti gli account iTunes senza che nessuno lo avesse chiesto. Ma il rapporto ha radici ben più profonde e, soprattutto, molto più succulente: una trattativa che nel 2004 avrebbe potuto trasformare Bono e compagni in multimilionari, se solo Steve Jobs non fosse stato il negoziatore implacabile che era.
Tutto partì quando U2 si avvicinò ad Apple per partecipare a una campagna pubblicitaria dell’iPod. La band non aveva mai concesso la propria musica per spot pubblicitari, ma quegli annunci dal design minimalista e dalla colonna sonora potente li avevano conquistati. Volevano far parte di quella rivoluzione tecnologica. Dopo aver girato quello che sarebbe diventato uno degli spot più iconici della storia dell’iPod, la band avanzò una richiesta apparentemente ragionevole: ricevere una piccola partecipazione azionaria in Apple come compenso. Niente di folle, qualcosa di “simbolico”, secondo il manager del gruppo. Del resto, per Apple non sarebbe costato un euro in contanti.
Steve Jobs, però, chiuse la porta con la sua consueta brutalità elegante. “Questo è un punto di rottura”, rispose. Sapeva perfettamente quanto valesse il marchio Apple in quel momento e non intendeva cedere nemmeno una briciola della società, neanche in cambio di una band del calibro di U2. Per Jobs, l’associazione con Apple era già di per sé un vantaggio enorme per il gruppo. E aveva ragione, almeno dal punto di vista della trattativa.
Lavorare gratis e lanciare un iPod edizione speciale
Il risultato? U2 accettò di lavorare gratis. Jobs non solo ottenne uno degli spot più memorabili dell’iPod senza sborsare nulla, ma riuscì anche a far firmare un accordo per un iPod edizione speciale U2. Il modello abbandonava il classico bianco di Apple a favore di un design nero con dettagli rossi, e fu un successo di vendite che generò milioni per la compagnia. Come parte dell’accordo, U2 pubblicò il singolo “Vertigo” in esclusiva su iTunes e rese disponibile l’intero catalogo come prima collezione digitale completa di una band sulla piattaforma.
Se Jobs avesse accettato quel pagamento “simbolico” in azioni Apple nel 2004, oggi quei titoli varrebbero cifre impressionanti. Per dare un’idea: nel 2004 un’azione Apple valeva in media circa 5,50 euro. Oggi, nel 2026, siamo intorno ai 250 euro ad azione. Ma il calcolo diventa davvero assurdo se si considerano i due frazionamenti azionari avvenuti nel frattempo: uno da 7 a 1 nel 2014 e uno da 4 a 1 nel 2020. Ogni singola azione del 2004 equivale oggi a 28 azioni. Chi avesse posseduto 100 azioni allora, oggi ne avrebbe 2.800, per un valore complessivo di circa 700.000 euro. Con 1.000 azioni si parlerebbe di quasi 7 milioni di euro, e con 5.000 di oltre 35 milioni.
Nel libro di memorie “Surrender: 40 Songs, One Story”, Bono ammette che, nonostante la straordinaria associazione con Apple, resta un certo rammarico per non aver insistito di più su quelle azioni. “Apple era sulla strada verso l’infinito, e noi abbiamo avuto la fortuna di salire a bordo, anche se col senno di poi avremmo dovuto negoziare meglio.”
Da quello spot del 2004 fino ad Apple Vision Pro
Nel 2025, Bono e Apple si sono ritrovati con il lancio di “Bono: Stories of Surrender”, un documentario basato sul libro di memorie e sullo spettacolo teatrale dell’artista, che racconta le storie più intime e personali del cantante: la vita da figlio, marito, padre, attivista e rockstar. Il progetto è stato anche la prima produzione disponibile in formato Apple Immersive Video su Apple Vision Pro, girata in 8K con audio spaziale. Come dice lo stesso Bono: “Apple andava dritta verso l’infinito e oltre, e noi abbiamo solo avuto la fortuna di salire sul loro viaggio.”
