La produzione di Tesla Cybercab è ufficialmente partita, anche se i ritmi saranno ben lontani da quelli annunciati in origine. La notizia è arrivata questa settimana direttamente dai canali ufficiali della casa automobilistica, con un post pubblicato sulla piattaforma X dal profilo Tesla: “Cybercab in produzione ora presso Giga Texas“, lo stabilimento vicino ad Austin. Il post mostra un Cybercab lucidissimo che esce dalla fabbrica e imbocca la strada, seguito da un secondo video con una fila di veicoli identici che si immettono in autostrada.
Sono passati circa due mesi dalla prima unità prodotta, e più di un anno e mezzo dalla presentazione del primo veicolo Robotaxi autonomo di Tesla, avvenuta nell’ottobre 2024. All’epoca, Elon Musk aveva fissato un obiettivo ambizioso. 2 milioni di Cybercab all’anno, circa 38.000 a settimana. Numeri che oggi suonano molto diversi.
Durante la call sugli utili del primo trimestre 2026, Musk ha usato toni decisamente più cauti. Ha spiegato che le prime fasi della produzione di Cybercab saranno “molto lente” a causa del tempo necessario per organizzare la catena di fornitura e la produzione. Ha aggiunto che i volumi continueranno a crescere fino ad andare “in modo esponenziale”, ma con la precisazione: “al meglio delle nostre possibilità”. Musk ha anche sottolineato che il fattore limitante per l’espansione sarà la validazione rigorosa della sicurezza, dichiarando di non voler rischiare nemmeno un singolo infortunio accidentale con l’espansione del servizio Robotaxi.
Tesla Cybercab, indagini sulla sicurezza e il confronto con la concorrenza
Sul fronte della sicurezza, va segnalato che la NHTSA (l’agenzia federale statunitense per la sicurezza stradale) sta indagando su 3,2 milioni di veicoli Tesla dotati del sistema di assistenza alla guida Full Self-Driving. Le preoccupazioni riguardano il sistema basato esclusivamente su telecamere, che in alcuni casi non avrebbe rilevato condizioni stradali comuni, causando diversi incidenti. Tesla specifica che il suo sistema Full Self-Driving consente al veicolo di sterzare, frenare e accelerare automaticamente, ma sempre con un conducente a bordo pronto a intervenire.
Al momento, Tesla gestisce un servizio Robotaxi limitato in tre città del Texas: Dallas, Houston e Austin, utilizzando Model Y. Questi veicoli sono autonomi ma dispongono ancora di volante e pedali. Il piano a lungo termine prevede di sostituire l’intera flotta con i Cybercab, che potrebbero essere privi sia di volante che di pedali.
Un mercato in crescita esplosiva, ma Tesla è in ritardo
Il mercato globale dei taxi a guida autonoma dovrebbe crescere con un tasso annuo del 99%, raggiungendo un valore stimato di circa 135 miliardi di euro entro il 2033. Negli Stati Uniti, Waymo, controllata da Alphabet (la casa madre di Google), domina il settore con servizi attivi in 10 grandi città tra cui Los Angeles, San Francisco e Phoenix. Zoox, di proprietà di Amazon, opera a Las Vegas e San Francisco e ha in programma di espandersi ad Austin e Miami.
Tesla ha una montagna da scalare per recuperare il distacco rispetto ai concorrenti. Il mercato si muove velocemente e resta molta incertezza sull’approccio scelto da Musk per Cybercab, che si affida unicamente alle telecamere per la navigazione, anziché combinare telecamere, lidar e radar come fanno i rivali. Waymo e Cruise, ad esempio, utilizzano il lidar, una tecnologia che crea immagini tridimensionali dell’ambiente circostante al veicolo. Il radar, presente fin dalla Seconda guerra mondiale, sfrutta onde radio che rimbalzano sugli oggetti per determinarne la posizione.
I servizi di taxi senza conducente restano ancora un mercato di nicchia. Esistono però ostacoli significativi dal punto di vista logistico, tecnico e normativo, senza contare la diffidenza di molti passeggeri e autisti che non sono ancora convinti che le corse autonome siano l’opzione più sicura o pratica.
