Gli smartphone con tecnologia 3D hanno sempre rappresentato una scommessa persa. Chi ha buona memoria ricorderà il clamoroso flop del Fire Phone, lanciato da Amazon nel 2014 e ritirato dal mercato appena dodici mesi dopo. Eppure qualcosa sta cambiando, e questa volta il protagonista è Samsung, che ha pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature uno studio dedicato a un display capace di mostrare contenuti sia bidimensionali che tridimensionali sullo stesso pannello. Non si tratta di un semplice concept, ma di un lavoro di ricerca strutturato che potrebbe ridisegnare il modo in cui si fruiscono i contenuti su uno schermo portatile.
Il paper, intitolato “Switchable 2D/3D display through a metasurface lenticular lens”, è frutto della collaborazione tra Samsung e i ricercatori della POSTECH (Pohang University of Science and Technology), università sudcoreana con una solida reputazione nel campo delle nanotecnologie. Il cuore dell’innovazione sta nella possibilità di passare in modo istantaneo dalla modalità 2D a quella stereoscopica 3D, e viceversa, grazie a una microlente ultra sottile che sfrutta nanostrutture progettate per manipolare la luce in maniera estremamente precisa.
Come Samsung ha superato i limiti dei display 3D tradizionali
Fino ad oggi, i cosiddetti Light Field Display convenzionali non sono mai riusciti a conquistare il mercato consumer. I motivi erano diversi e tutti piuttosto concreti: ottiche troppo ingombranti, risoluzione delle immagini troppo bassa, angoli di visione limitati a circa 15° e la necessità di integrare sistemi di tracciamento oculare in tempo reale, cosa che aggiungeva complessità e costi. Tutti fattori che rendevano l’esperienza 3D su smartphone poco pratica e, diciamolo, poco convincente.
Samsung ha affrontato questi problemi sfruttando il principio della polarizzazione della luce, sviluppando una lente lenticolare a metasuperficie con focale dinamica incredibilmente sottile: appena 1,2 millimetri di spessore. Questo è il dato che fa davvero la differenza. Con dimensioni così contenute, la tecnologia può essere integrata all’interno di un dispositivo mobile senza stravolgerne il design o aumentarne lo spessore in modo significativo.
Due modalità, un solo schermo
La vera forza di questo display 3D firmato Samsung sta nella sua natura commutabile. Lo schermo non è pensato per restare bloccato in una sola modalità, anzi. Per le attività quotidiane come la lettura di testi, la navigazione web o la consultazione delle app, il pannello funziona in modalità 2D tradizionale, garantendo la nitidezza e la definizione a cui siamo tutti abituati. Quando invece si vuole fruire di video o contenuti immersivi, il display passa alla modalità tridimensionale, offrendo un’esperienza stereoscopica senza bisogno di occhiali o accessori aggiuntivi.
Il passaggio tra le due modalità avviene in modo istantaneo, il che elimina uno dei problemi storici dei display 3D: la rigidità d’uso. Non si è più costretti a scegliere tra un’esperienza e l’altra, perché la lente a metasuperficie permette di adattare il comportamento dello schermo al tipo di contenuto visualizzato. Samsung, con questo studio, dimostra che la tecnologia è matura almeno a livello di ricerca, anche se i tempi per un eventuale arrivo sul mercato consumer restano ancora da definire.
Il paper pubblicato su Nature rappresenta comunque un passo avanti significativo rispetto ai tentativi passati, e il coinvolgimento di Samsung lascia intendere che l’interesse industriale verso questa soluzione è tutt’altro che accademico.
