Nel quarantesimo anniversario del disastro di Chernobyl, vale la pena tornare a parlare di uno degli oggetti più iconici e terrificanti legati a quella tragedia, il cosiddetto “Artiglio della Morte”. Conosciuto anche con il nome inglese “Claw of Death”, questo pezzo di macchinario pesante giace ancora oggi nei pressi della centrale nucleare ucraina. Continua a emettere livelli pericolosi di radiazioni a distanza di quattro decenni dall’esplosione del reattore numero 4, avvenuta il 26 aprile 1986.
L’Artiglio della Morte è una gigantesca benna meccanica che venne utilizzata nelle operazioni di bonifica successive al disastro di Chernobyl. Serviva per rimuovere detriti altamente contaminati dal tetto dell’edificio del reattore e dalle aree circostanti. Dopo essere stata impiegata in quelle condizioni estreme, la benna assorbì una quantità enorme di radiazioni, al punto da diventare essa stessa un oggetto letale. Abbandonata sul posto perché troppo contaminata per essere spostata o smaltita in sicurezza, è rimasta lì, esposta alle intemperie, come una sorta di monumento involontario alla catastrofe.
Perché l’Artiglio della Morte è ancora così pericoloso
Quello che rende l’Artiglio della Morte particolarmente inquietante è il fatto che, a 40 anni di distanza, i livelli di radioattività misurati nelle sue vicinanze restano decisamente elevati. Non si tratta di un cimelio innocuo che si può osservare senza precauzioni. È un oggetto che ricorda in modo brutale quanto le conseguenze di un incidente nucleare possano durare nel tempo, ben oltre la vita di chi lo ha vissuto in prima persona.
La zona di esclusione di Chernobyl, quell’area di circa 2.600 chilometri quadrati che circonda la centrale, ospita ancora oggi numerosi resti delle operazioni di emergenza condotte nei mesi e negli anni successivi all’esplosione. Veicoli militari, elicotteri, autobus e macchinari di ogni tipo vennero utilizzati e poi semplicemente lasciati sul posto, troppo contaminati per qualsiasi altro destino. L’Artiglio della Morte è forse il più celebre tra questi relitti, grazie anche alla sua forma inquietante e al nome evocativo che gli è stato attribuito.
Chernobyl 40 anni dopo, una ferita ancora aperta
Il disastro di Chernobyl resta il peggior incidente nucleare della storia. L’esplosione e l’incendio del reattore rilasciarono una quantità enorme di materiale radioattivo nell’atmosfera, contaminando vaste aree dell’attuale Ucraina, della Bielorussia e di buona parte dell’Europa. Le conseguenze sulla salute delle popolazioni coinvolte si sono protratte per generazioni. In più la zona intorno alla centrale rimane in larga parte inabitabile.
Il quarantesimo anniversario, che cade nel 2026, riporta l’attenzione su quanto accadde e su ciò che resta. L’Artiglio della Morte, con le sue radiazioni ancora attive e misurabili, è una testimonianza fisica e concreta del fatto che certi disastri non si esauriscono con il passare del tempo. La contaminazione nucleare segue i propri ritmi, dettati dai tempi di decadimento degli isotopi radioattivi, che in molti casi si misurano in secoli.
Ancora oggi, avvicinarsi all’Artiglio senza adeguate protezioni significherebbe esporsi a dosi di radiazione potenzialmente dannose per la salute. Il macchinario resta uno degli oggetti più radioattivi accessibili nella zona di esclusione di Chernobyl. Un luogo che negli ultimi anni ha attirato anche un certo turismo, non senza polemiche sulla sicurezza dei visitatori.
