Atari non smette di puntare sul retrogaming e lo fa con una mossa che racconta parecchio della direzione che l’azienda vuole prendere. La storica compagnia ha annunciato l’acquisizione di Implicit Conversions, uno studio di sviluppo che ha costruito la propria reputazione sulla capacità di riportare in vita i grandi classici del passato sulle piattaforme di oggi. Tra i lavori più recenti dello studio figurano Fear Effect e la Fighting Force Collection, due titoli che hanno dimostrato quanto il team sappia maneggiare con cura il materiale d’epoca. Una operazione che rafforza in modo evidente la posizione di Atari dentro un mercato, quello del retrogaming, che ormai di nicchia ha ben poco.
Oltre 100 giochi classici riportati in vita
Il biglietto da visita di Implicit Conversions è piuttosto eloquente: lo studio ha già lavorato su oltre 100 giochi classici, riportandoli sulle console attuali. Il punto di forza più interessante è una tecnologia di emulazione proprietaria capace di far funzionare i titoli retro anche quando il codice sorgente originale non è più disponibile. Parliamo di qualcosa che, nel mondo della conservazione videoludica, fa davvero la differenza.
Wade Rosen, CEO di Atari, ha spiegato bene il senso dell’operazione: “La capacità di Implicit Conversions di lavorare con i giochi dell’era a 32 bit utilizzando il loro motore proprietario Syrup fa da perfetto complemento alla nostra attuale esperienza con i titoli a 8 e 16 bit.” E poi ha aggiunto un dettaglio che dà la misura dell’arsenale tecnologico che Atari sta mettendo insieme: “Insieme al Bakesale Engine di Digital Eclipse e al Kex Engine di Nightdive, disponiamo ora di un’invidiabile suite di strumenti proprietari e di ulteriore talento ingegneristico che ci consentirà di continuare a espandere le nostre capacità su tutto il nostro catalogo, così come sui cataloghi passati dei nostri partner.”
Un modello di business che cresce intorno all’emulazione
Al di là dell’aspetto puramente tecnico, Atari ha costruito negli anni un modello fondato su emulazione, conversioni e distribuzione. Un approccio che le ha guadagnato una reputazione solida per il modo in cui tratta le vecchie proprietà intellettuali, con rispetto e attenzione filologica. Ed è proprio questa filosofia che rende l’ingresso di Implicit Conversions nel gruppo così naturale. Robin Lavallée, co-fondatore di Implicit Conversions, ha commentato così: “Implicit Conversions, Atari e i suoi fantastici studi condividono la passione per i giochi retro e la convinzione che l’accessibilità sia la pietra angolare della conservazione. Non vediamo l’ora di condividere la nostra esperienza e di presentare un numero ancora maggiore di grandi classici a un nuovo pubblico.”
Ma la cosa più significativa è probabilmente lo sguardo al futuro. Atari vuole diventare il punto di riferimento per chiunque possieda i diritti di vecchie glorie videoludiche e cerchi il modo migliore per riportarle sul mercato. Rosen lo ha detto in modo piuttosto diretto: “Se si combina il nostro ampio portafoglio di proprietà intellettuali di cui siamo titolari con le nostre solide relazioni con i principali detentori di IP, abbiamo davanti a noi moltissime opportunità.” E ha chiuso con una dichiarazione che suona come un invito aperto al settore: “Non vediamo l’ora di collaborare con un numero ancora maggiore di proprietari di IP classiche per sfruttare appieno queste entusiasmanti tecnologie.”
