Le molecole organiche su Marte sono tornate prepotentemente al centro della scena scientifica grazie a un esperimento che non era mai stato tentato prima su un altro pianeta. Il rover Curiosity della NASA ha individuato sette molecole mai rilevate prima sulla superficie marziana. Tra queste ce n’è una che somiglia in modo sorprendente a un precursore del DNA. Una notizia che, com’è facile immaginare, ha fatto il giro del mondo della ricerca planetaria in pochissimo tempo.
Il punto cruciale è il metodo. Curiosity ha utilizzato per la prima volta un esperimento chimico condotto direttamente su Marte, liberando queste molecole organiche da rocce che risalgono a circa 3,5 miliardi di anni fa. Parliamo di un’epoca in cui il pianeta rosso aveva condizioni potenzialmente molto diverse da quelle attuali, con acqua liquida in superficie e un’atmosfera più densa. Il fatto che si siano conservate molecole organiche in rocce così antiche apre scenari enormi. Anche se va detto subito, trovare molecole organiche non equivale a trovare vita. Le molecole organiche possono avere origini geologiche o essere state trasportate da meteoriti, oltre che, naturalmente, poter derivare da processi biologici.
Sette molecole mai viste prima sul pianeta rosso
Quello che rende questa scoperta particolarmente rilevante è proprio il numero e la varietà delle molecole identificate. Sette composti organici rilevati per la prima volta su Marte, ottenuti grazie a una tecnica che ha permesso di “liberarli” dalla matrice rocciosa in cui erano intrappolati. Fino ad ora, le analisi condotte dal laboratorio a bordo di Curiosity avevano già individuato tracce di materiale organico. Anche se mai con questo livello di dettaglio e diversità.
Tra le sette molecole, quella che ha catalizzato più attenzione è un composto simile a un precursore del DNA. Non si tratta di DNA vero e proprio, sia chiaro, ma di una molecola che nella chimica prebiotica terrestre è considerata uno dei “mattoni” fondamentali per la costruzione del materiale genetico. Ritrovarla su Marte, in rocce vecchie miliardi di anni, è qualcosa che i ricercatori non si aspettavano di vedere così presto. Curiosity continua così a dimostrare quanto il suo strumentario scientifico sia ancora capace di sorprendere, nonostante operi su Marte da oltre un decennio.
Un esperimento mai tentato prima su un altro mondo
La vera novità tecnica sta nel tipo di analisi eseguita. Si tratta del primo esperimento di questo genere mai condotto su un altro pianeta, una procedura che ha permesso di estrarre le molecole organiche dalle rocce marziane in un modo che fino a oggi era possibile solo nei laboratori terrestri. Il rover ha eseguito l’intero processo in autonomia, sul campo, senza che i campioni dovessero essere riportati sulla Terra.
Questo approccio potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono studiate le rocce marziane in futuro. Se Curiosity è riuscito a ottenere risultati del genere con la tecnologia di cui dispone, è lecito chiedersi cosa potranno fare i rover di prossima generazione, dotati di strumenti ancora più sofisticati. La scoperta delle sette molecole organiche su Marte conferma che il sottosuolo del pianeta rosso nasconde una chimica molto più complessa di quanto si pensasse, e che le rocce formate 3,5 miliardi di anni fa possono ancora raccontare una storia ricchissima.
L’identificazione di un composto simile a un precursore del DNA tra le molecole trovate da Curiosity rappresenta il dato più significativo emerso da questo esperimento, e sarà probabilmente oggetto di studi approfonditi nei prossimi mesi da parte della comunità scientifica internazionale.
