La crisi energetica scatenata dalla guerra tra Iran e Stati Uniti sta colpendo duramente il settore dell’aviazione, e Ryanair non fa eccezione. Il CEO Michael O’Leary, parlando con i giornalisti italiani invitati nel quartier generale di Dublino, ha dichiarato senza troppi giri di parole che la compagnia ha disponibilità certa di jet fuel fino alla fine di maggio. Dopo quella data, nessuna garanzia. “Non siamo ancora sicuri di giugno”, ha aggiunto.
Il quadro è complicato su due fronti. Da una parte c’è il rischio concreto di una futura carenza di cherosene, dall’altra l’impennata dei prezzi che già adesso pesa come un macigno sui conti della compagnia. Se il prezzo del carburante dovesse restare intorno ai 135 euro al barile, Ryanair si troverebbe a spendere circa 540 milioni di euro in più in un solo anno per tenere in volo i suoi 647 aerei. “La guerra ci è già costata circa 45 milioni di euro in più di carburante soltanto ad aprile”, ha ammesso O’Leary. Va detto però che il problema riguarda solo il 20% del carburante complessivo, quello acquistato sul mercato libero a prezzi raddoppiati rispetto ai circa 67 euro al barile del periodo pre conflitto. La quota più consistente di jet fuel era stata acquistata in anticipo a un prezzo concordato di circa 60 euro al barile, con una copertura garantita fino a marzo 2027.
Non è mancata una frecciata alla Commissione Europea. Secondo il CEO di Ryanair, Bruxelles farebbe meglio a occuparsi della riduzione degli ETS piuttosto che discutere sui bagagli a mano degli aerei. “Per questo dico, datevi una mossa, abolite gli Ets o almeno riduceteli. Ma in Commissione sono politici e burocrati e gli piace perdere tempo”, ha dichiarato O’Leary senza troppa diplomazia.
Prenotazioni in calo e lo scontro con il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia
Ryanair sta facendo i conti anche con una contrazione delle prenotazioni estive, frenate dal timore diffuso che i voli possano essere cancellati per mancanza di carburante. O’Leary ha però voluto ridimensionare gli allarmi: “C’è molta narrazione mediatica del tipo ‘oh, i voli verranno cancellati, il mondo resterà senza petrolio'”. Poi ha attaccato direttamente il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, che pochi giorni fa aveva dichiarato che all’Europa restavano solo sei settimane di jet fuel. “L’Europa non è a corto di carburante”, ha replicato il CEO. La situazione dipenderà dall’evoluzione del conflitto: se lo stretto di Hormuz resterà chiuso, potrebbe essere a rischio il 10/20% del cherosene. “Ma nessuno di noi lo sa”, ha aggiunto.
Fino a maggio, dunque, Ryanair assicura la piena operatività. Da giugno in poi, nulla è certo. E anche nell’ipotesi che lo stretto dovesse riaprire oggi, le criticità proseguirebbero comunque per altri tre o quattro mesi. Il consiglio di O’Leary, nonostante tutto, è di prenotare i voli e di farlo subito. “Se aspettate i prezzi saranno più alti”, ha avvertito. Attenzione però a un dettaglio importante: la cancellazione di un volo per mancanza di cherosene in aeroporto viene considerata una circostanza straordinaria. Questo significa che chi viaggia ha diritto al rimborso ma non al risarcimento.
Wizz Air nel mirino: O’Leary prevede il fallimento del rivale
L’intervista si è chiusa con una provocazione diretta verso Wizz Air. Secondo O’Leary, il vettore ungherese non solo starebbe esaurendo le scorte di jet fuel, ma sarebbe anche sull’orlo del fallimento. Dichiarazioni che non sono affatto piaciute al management di Wizz Air, che si è detto pronto ad agire legalmente contro il CEO di Ryanair. La replica di O’Leary è arrivata immediata e tagliente: “Falliranno prima di arrivare in tribunale”.
