Hannah Murray, l’attrice che ha interpretato Gilly nel Il Trono di Spade, ha deciso di raccontare uno dei capitoli più difficili della propria vita in un libro di memorie intitolato The Make-Believe. Il nome potrebbe non dire granché a molti, eppure il volto è tra quelli più riconoscibili di due serie che hanno segnato un’epoca. Prima di vestire i panni della timida Gilly nella saga fantasy tratta dai romanzi di George R.R. Martin, Murray aveva dato vita a Cassie nel dramma adolescenziale Skins (2007). Due ruoli iconici, una carriera apparentemente senza ombre. Ma dietro le quinte si nascondeva una storia completamente diversa.
Il libro, la cui uscita è prevista per il 28 maggio, ripercorre un periodo buio che ha portato l’attrice britannica dentro una setta e, successivamente, in un centro psichiatrico. Murray racconta di aver attraversato anni in cui le pressioni mentali e fisiche legate alla carriera avevano raggiunto un punto insostenibile. La salute mentale ne aveva risentito in modo serio. Fu allora che, dopo essersi rivolta a un guaritore energetico, finì per entrare in contatto con un’organizzazione guidata da un “leader carismatico” che le prometteva “maggiori ricompense spirituali” in cambio di un coinvolgimento sempre più profondo.
Dalla setta al ricovero psichiatrico: cosa racconta The Make-Believe
Quello che sembrava un percorso di guarigione si trasformò rapidamente in qualcosa di molto diverso. Murray descrive un ambiente caratterizzato da un “controllo rigido”, con richieste anche economiche crescenti. La situazione precipitò quando l’attrice si innamorò, come lei stessa ammette, “pericolosamente” del leader dell’organizzazione. Questo la portò a una crisi profonda, al punto da essere ricoverata in un centro psichiatrico, dove le fu diagnosticato un disturbo bipolare.
Quel momento rappresentò una sorta di punto di rottura. Murray ha spiegato che quell’esperienza fu ciò che le fece capire di aver “ceduto il controllo della propria vita”. Una presa di coscienza dolorosa ma necessaria, che ha innescato un cambiamento reale.
Sette anni per scrivere il libro e riprendersi la propria storia
Ci sono voluti sette anni perché Hannah Murray riuscisse a completare The Make-Believe. Non un semplice memoir, ma un atto di riappropriazione. L’attrice ha dichiarato di sentirsi “molto orgogliosa di questo libro” e di aver vissuto l’intero processo di scrittura come un modo per riprendere in mano la propria narrazione. “Durante tutto questo percorso mi sono sentita rafforzata nel raccontare la mia storia e recuperare la mia narrazione personale”, ha spiegato Murray. “Non vedo l’ora di condividerla con i lettori, perché possano entrare in un capitolo della mia vita che è stato a volte magico, a volte caotico, a volte doloroso e oscuro.”
