Il tumore ai polmoni è sempre stato associato al fumo, alle cattive abitudini, a stili di vita poco salutari. Eppure uno studio recente sta ribaltando questa convinzione, almeno quando si parla di pazienti giovani. Frutta e verdura fanno bene, certo, ma il discorso è molto più complesso di quanto si pensi. Perché dietro una dieta apparentemente sana potrebbe nascondersi un pericolo che nessuno si aspetterebbe: i pesticidi.
La ricerca arriva dall’USC Norris Comprehensive Cancer Center e ha preso in esame 187 pazienti a cui era stato diagnosticato un cancro ai polmoni prima dei 50 anni. Un campione che già di per sé colpisce, considerando che si tratta di persone giovani. Ma il dato davvero sorprendente è un altro: la maggior parte di questi pazienti non aveva mai fumato. Nemmeno una sigaretta. E allora, viene naturale chiedersi, cosa ha contribuito allo sviluppo della malattia?
Qui entra in gioco un elemento che suona quasi paradossale. Il punteggio medio di qualità alimentare di questi pazienti era pari a 65 su 100, un valore nettamente superiore alla media nazionale statunitense, ferma a 57. In pratica, queste persone mangiavano meglio della media. Consumavano più frutta, più verdura, più alimenti considerati salutari. Eppure si sono ammalate di tumore ai polmoni.
Il ruolo dei pesticidi nella dieta quotidiana
Ed è proprio qui che lo studio punta il dito verso una direzione inattesa. Quando si parla di dieta sana, si pensa automaticamente a un consumo elevato di prodotti ortofrutticoli. Ma questi prodotti, se non coltivati secondo determinati standard, possono contenere residui di pesticidi. E quei residui, accumulandosi nel tempo, potrebbero rappresentare un fattore di rischio concreto per lo sviluppo di patologie gravi, incluso il cancro ai polmoni.
Non si tratta ovviamente di demonizzare frutta e verdura. Sarebbe assurdo. Quello che emerge dalla ricerca è piuttosto un invito a guardare oltre la superficie. Non basta mangiare bene: conta anche cosa c’è dentro quello che si mangia. Un pomodoro è un pomodoro, certo. Ma se è stato trattato con sostanze chimiche che poi finiscono nel corpo di chi lo consuma, il discorso cambia parecchio. Lo studio dell’USC Norris Comprehensive Cancer Center solleva quindi una questione enorme, che riguarda non solo la salute individuale ma l’intero sistema di produzione alimentare. Il fatto che pazienti giovani, non fumatori, con una qualità alimentare sopra la media si siano ammalati di tumore ai polmoni obbliga a ripensare alcune certezze che sembravano granitiche.
Un dato che fa riflettere su abitudini e produzione alimentare
Il punto centrale resta quel numero: 65 contro 57. Chi si è ammalato di tumore ai polmoni mangiava mediamente meglio di chi non si è ammalato. Un dato che, preso così, sembra non avere senso. Ma se si aggiunge la variabile dei pesticidi presenti nei prodotti consumati quotidianamente, il quadro inizia a comporsi in modo diverso. E decisamente più inquietante. Questi 187 pazienti avevano meno di 50 anni. Non fumavano. Seguivano un’alimentazione di buona qualità. Eppure hanno sviluppato un cancro ai polmoni. L’ipotesi dei pesticidi come possibile concausa è quella su cui i ricercatori stanno concentrando l’attenzione, e rappresenta un filone di indagine che potrebbe avere conseguenze importanti su come vengono valutati i rischi legati all’alimentazione e alla produzione agricola.
