Le auto aziendali stanno vivendo un momento paradossale. Da un lato, 7 imprese su 10 dichiarano di voler puntare sull’elettrico. Dall’altro, il sistema fiscale italiano rende quasi impossibile tradurre questa intenzione in fatti concreti. È quanto emerge da un’indagine condotta su 48 fleet e mobility manager di grandi imprese, che gestiscono complessivamente quasi 83.000 veicoli. I numeri parlano chiaro: il 71% delle aziende coinvolte ha già introdotto veicoli elettrificati in modo significativo nelle proprie flotte, eppure la nuova tassazione sul fringe benefit ha spinto molte di queste realtà a prolungare i contratti esistenti piuttosto che rinnovare il parco auto. Un atteggiamento attendista, insomma, che trova conferma nei dati ANIASA relativi al primo trimestre 2026: il noleggio a lungo termine risulta in calo, proprio mentre quello a breve termine cresce. Due dinamiche che, messe insieme, raccontano un mercato frenato dall’incertezza normativa più che dalla mancanza di volontà.
I nodi fiscali che tengono ferme le flotte aziendali
Il problema più sentito dai fleet manager riguarda il calcolo del cosiddetto “valore normale” per i benefit auto. Più di quattro manager su dieci lo indicano come la principale area di incertezza. Subito dopo vengono le riassegnazioni dei veicoli, segnalate dal 32%, e la gestione delle ricariche domestiche, citata dal 28%. Su quest’ultimo punto pesa il rischio concreto di una doppia tassazione, una situazione che genera perplessità operative difficili da risolvere senza interventi normativi chiari.
Le motivazioni per elettrificare le auto aziendali, però, non mancano affatto. Il 38% dei fleet manager cita ragioni ambientali, il 37% ragioni fiscali e il 24% fa riferimento agli obiettivi ESG aziendali. Il problema, come sottolineato da Andrea Cardinali di UNRAE, è strutturale. Una revisione della deducibilità delle auto a uso promiscuo e pool potrebbe generare oltre 100.000 nuove immatricolazioni a basse e zero emissioni, con una spesa pubblica addirittura inferiore rispetto a quella degli incentivi tradizionali. Praticamente si otterrebbe di più spendendo di meno.
Full hybrid penalizzate e telematica ancora poco sfruttata
C’è poi un capitolo che riguarda i veicoli full hybrid. Dal punto di vista fiscale vengono trattati esattamente come le auto a benzina e diesel. Il 54% dei fleet manager considera questa equiparazione sbagliata e controproducente rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione dichiarati. Un’anomalia che pesa soprattutto sulle flotte aziendali, dove i full hybrid rappresentano spesso una soluzione intermedia molto sensata tra il termico puro e l’elettrico completo.
Anche sul fronte della telematica il quadro non è dei migliori. Nonostante si tratti di uno strumento già disponibile e capace di far risparmiare e migliorare la sicurezza, il 43% delle aziende non la adotta per timori legati alla privacy e ai rapporti sindacali. Il 24% rinuncia per questioni di costo. Solo il 19% la utilizza attivamente per sfruttarne i benefici economici. Un dato che racconta quanto potenziale resti ancora inespresso.
