Esiste una bomba atomica persa nell’oceano da quasi settant’anni, e nessuno è ancora riuscito a trovarla. Non è la trama di un film di fantascienza, ma un fatto realmente accaduto durante la Guerra Fredda, uno di quegli episodi che sembrano troppo assurdi per essere veri. Eppure è tutto documentato, e la vicenda ruota attorno a un incidente aereo avvenuto il 5 febbraio 1958 nei cieli al largo della Georgia, negli Stati Uniti.
Quel giorno, durante un’esercitazione militare, un bombardiere B-47 dell’aeronautica statunitense si scontrò in volo con un caccia F-86. Ai comandi del bombardiere c’era il colonnello Howard Richardson. L’impatto fu tutt’altro che lieve. Un serbatoio di carburante andò distrutto e uno dei motori subì danni gravissimi. La situazione a bordo divenne critica in pochi secondi, e il pilota si trovò costretto a prendere una decisione che ancora oggi fa discutere.
La decisione estrema e lo sgancio della bomba nell’Atlantico
Per evitare il rischio di un disastro ancora più grande, con un aereo pesantemente danneggiato e carico di un ordigno nucleare, venne presa la decisione di sganciare la bomba atomica nelle acque dell’oceano Atlantico, al largo della costa della Georgia. L’obiettivo era alleggerire il velivolo per tentare un atterraggio di emergenza, che effettivamente riuscì. Il colonnello Richardson portò il bombardiere a terra, salvando l’equipaggio. Ma la bomba, quella no, non tornò mai indietro.
L’ordigno finì in fondo all’oceano, in un punto che le autorità militari non riuscirono mai a identificare con precisione sufficiente per organizzare un recupero efficace. Da quel momento in poi, la bomba atomica persa nell’oceano è diventata uno dei misteri più singolari della storia militare americana. Le ricerche vennero condotte, ovviamente, ma senza successo. Le acque in quella zona sono profonde, le correnti complicate, e la tecnologia dell’epoca non era certo quella di oggi.
Perché la bomba atomica persa nell’oceano non è mai stata ritrovata
La domanda che sorge spontanea è: come è possibile che un oggetto del genere sia ancora là fuori, da qualche parte sul fondale? Le ragioni sono diverse. Il punto esatto dello sgancio non fu mai determinato con certezza assoluta. Le coordinate registrate all’epoca erano approssimative, frutto di una situazione caotica e di emergenza. In più, il fondale oceanico in quell’area presenta sedimenti spessi e mobili, il che significa che nel corso dei decenni l’ordigno potrebbe essere sprofondato sotto strati di sabbia e fango, rendendolo di fatto invisibile anche ai sonar più sofisticati.
Va considerato anche un altro aspetto: le autorità statunitensi, col passare degli anni, sembrano aver accettato la situazione. Non risultano operazioni su larga scala recenti per tentare il recupero della bomba atomica persa nell’oceano. La posizione ufficiale è che l’ordigno, nelle condizioni in cui si trova, non rappresenterebbe un pericolo imminente. Questo però non ha impedito a generazioni di curiosi, ricercatori e appassionati di storia militare di continuare a chiedersi dove sia finita esattamente.
Quello che resta è un fatto concreto. Dal 5 febbraio 1958, un ordigno nucleare giace da qualche parte nelle acque al largo della Georgia, e ciò che è stato perso in quei pochi secondi concitati di un’esercitazione andata storta non è mai stato ritrovato.
