Nel mondo delle Big Tech che si contendono la leadership nell’AI, c’è un nome che continua a brillare per la sua assenza, Apple. E dopo due anni di promesse non mantenute, ritardi e funzionalità mai arrivate, l’azienda di Cupertino ha preso una decisione piuttosto drastica a circa due mesi dalla WWDC. Spedire quasi 200 ingegneri del team di Siri e Apple Intelligence in una sorta di ritiro intensivo di programmazione. Un vero e proprio “campamento IA” della durata di diverse settimane.
Il problema di fondo è noto a chiunque segua il settore. Apple ha sostanzialmente due approcci all’AI. Da una parte, funzionalità più trasparenti per chi usa i dispositivi, come l’interconnessione tra app e l’analisi avanzata delle foto nella galleria. Dall’altra, quella valanga di promesse fatte ormai due anni fa con il lancio di Apple Intelligence.
Il sistema venne annunciato un anno e mezzo dopo l’arrivo di ChatGPT, quindi già in ritardo. Poi alcune funzioni non sono mai arrivate sui dispositivi, altre sono state rimandate, e in un caso Apple ha dovuto persino ritirare video promozionali che mostravano capacità del tutto inesistenti. Per tamponare la situazione, la compagnia si è prima alleata con OpenAI per integrare ChatGPT in Siri, e poi, a gennaio di quest’anno, ha stretto un accordo con Google affinché i prossimi modelli base di Apple siano essenzialmente basati su Gemini. Chi usa il prodotto non dovrebbe accorgersene, ma dietro le quinte il peso di Google si farà sentire eccome.
Apple organizza un ritiro intensivo per ingegneri e una riorganizzazione ai vertici
Se due anni fa Apple era già in ritardo, adesso il tempo di reazione si sta esaurendo. Nel 2026 l’intelligenza artificiale avanza giorno dopo giorno, con modelli americani, europei e soprattutto cinesi che alzano l’asticella continuamente. Il “campamento” per i 200 ingegneri è la risposta più concreta a questa emergenza: settimane di lavoro concentrato sulla programmazione di strumenti per l’IA, lontano dalla routine quotidiana.
Ma non si tratta solo di mandare sviluppatori a un ritiro. Apple sta riformulando la struttura interna del team. Dopo la partenza di John Giannandrea, uno dei responsabili della strategia IA dell’azienda, il testimone è passato a Craig Federighi, direttore dell’ingegneria software. E Mike Rockwell, che finora guidava il team delle Vision Pro, adesso è a capo del progetto della nuova Siri. Due pezzi da novanta che stanno seguendo da vicino ogni aspetto del lavoro sull’intelligenza artificiale, segno che per Cupertino la questione è diventata priorità assoluta.
60 ingegneri restano a presidiare il quartier generale
Ovviamente i laboratori di Apple Intelligence non resteranno vuoti durante queste settimane. Circa 60 membri del team di sviluppo di Siri continueranno a lavorare nella sede per dare forma al nuovo assistente, mentre altri 60 si occuperanno di valutare le prestazioni, verificando che tutto rispetti gli standard di qualità e, soprattutto, gli ambiziosi obiettivi di privacy. Apple ha infatti costruito un’infrastruttura cloud specifica per l’IA, con invio dei dati cifrato da un capo all’altro e, dove questo non fosse possibile, con crittografia pensata per oscurare l’identità di chi usa il servizio. Secondo la compagnia, nessun dato sarebbe accessibile nemmeno ai propri dipendenti.
Il punto è che Apple deve colmare un divario enorme. Google ha integrato Gemini nel suo Assistant già da mesi, e la distanza tra ciò che Siri offre oggi e ciò che fu promesso al lancio di Apple Intelligence resta imbarazzante. Tutto lascia pensare che la nuova Siri sarà la protagonista della keynote alla WWDC, il grande evento software (e talvolta hardware) in programma dall’8 al 12 giugno. Eppure, dopo quattro mesi e mezzo dall’inizio dell’anno, del nuovo assistente non c’è ancora traccia concreta.
