Il tempo di utilizzo dello smartphone tra i giovani ha raggiunto livelli che fanno tremare chiunque si occupi di educazione, e i numeri appena pubblicati dal Centre national du livre francese non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Un’indagine condotta da Ipsos BVA su 1.500 ragazzi tra i 7 e i 19 anni racconta una realtà piuttosto brutale: in media, i giovani trascorrono tre ore al giorno immersi in video brevi su TikTok o YouTube, social network e videogiochi. Tra gli adolescenti più grandi, la soglia si alza in modo impressionante. Le ragazze tra i 16 e i 19 anni passano cinque ore e sei minuti al giorno attaccate allo schermo, i ragazzi della stessa età arrivano a cinque ore e ventiquattro minuti.
Dall’altra parte della barricata, la lettura resiste a malapena con appena diciotto minuti al giorno, otto minuti in meno rispetto a dieci anni fa. Il primo smartphone arriva in media a 11 anni e 4 mesi, praticamente con l’ingresso alle medie, e da quel momento diventa il centro gravitazionale di ogni momento libero. L’80% dei giovani frequenta almeno un social network, percentuale che schizza al 99% nella fascia 16 e 19 anni.
Il meccanismo della dopamina e il crollo della concentrazione
Non si tratta soltanto di tempo rubato alla lettura. Quello che sta succedendo è qualcosa di più profondo, che riguarda il funzionamento stesso del cervello in fase di sviluppo. Lo zapping continuo e la sovrastimolazione visiva frantumano la capacità di attenzione. Il 41% dei lettori ammette di fare altro mentre prova a leggere, un dato che sale al 67% tra i 16 e i 19 anni. Le notifiche sono un richiamo costante, quasi impossibile da ignorare. TikTok gioca un ruolo centrale in questa dinamica: più della metà degli utenti ci passa almeno un’ora al giorno, e quasi uno su tre supera le due ore. Il risultato è prevedibile ma non per questo meno allarmante.
Meno il cervello si allena a sostenere la concentrazione su un testo lungo, più quell’esercizio diventa insopportabile, fino al rifiuto completo. Solo il 68% degli adolescenti tra i 16 e i 19 anni dichiara di aver compreso bene l’ultimo libro letto per la scuola, contro l’85% nella fascia 7 e 12 anni. La presidente del CNL, Régine Hatchondo, ha usato parole molto nette: «È dura per la lettura lottare contro gli schermi degli smartphone. In un caso, tutto il cervello è in allerta, ma richiede uno sforzo. Nell’altro, la scarica di dopamina è immediata ma il cervello è praticamente morto».
Nessuna categoria è più al riparo
Se il quadro era già pesante precedente dello studio, i dati del 2026 segnano un punto di svolta ulteriore. Il calo della lettura tra i giovani si sta espandendo in territori che fino a poco tempo fa sembravano resistere. Le ragazze, considerate a lungo l’ultimo bastione dei lettori, mostrano crepe evidenti: il 28% di loro legge poco o niente, cinque punti in più in soli due anni. Anche i figli di famiglie benestanti non fanno più eccezione, con il 18% che non apre un libro fuori dalla scuola.
I bambini tra i 7 e i 12 anni, quelli che reggevano meglio il colpo, cominciano anche loro a mollare. Un terzo dei ragazzi tra i 16 e i 19 anni non legge più per piacere, e tra chi ancora lo fa, il 62% si ferma prima dei 30 minuti. Il rapporto tra tempo davanti agli schermi degli smartphone e tempo dedicato alla lettura resta schiacciante: dieci a uno. Le istituzioni provano a reagire con iniziative come il Quarto d’ora di lettura o il Pass Culture, usato da tre quarti dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni per acquistare libri, ma il divario appare oggi enormemente difficile da colmare.
