La Fabbrica dei Mostri è uno di quei giocattoli che chi è cresciuto negli anni Novanta non può aver dimenticato. Un oggetto che oggi fa venire nostalgia solo a nominarlo, e che in molti considerano una specie di antenato rudimentale delle stampanti 3D moderne. Il concetto era tanto semplice quanto geniale: si versava un materiale liquido e gommoso, il cosiddetto “liquido di mostro”, dentro degli stampi in metallo, e poi si usava una lampada a incandescenza per solidificare il tutto. Il risultato? Piccoli mostri di gomma fatti in casa, con le proprie mani. Per un bambino degli anni ’90, era praticamente magia.
Quello che forse non tutti ricordano, però, è che quel giocattolo ebbe una seconda vita piuttosto interessante. La GIG, storica azienda italiana che per decenni ha rappresentato il punto di riferimento nel mondo dei giocattoli, decise di prendere il concetto originale della Fabbrica dei Mostri e riadattarlo con alcune delle licenze più popolari dell’epoca. E qui entra in gioco la vera chicca per i collezionisti e per chi ha vissuto quegli anni in prima persona.
Da Pokémon a Dragon Ball Z: le versioni a tema della Fabbrica dei Mostri
La Fabbrica dei Pokémon fu probabilmente la versione più iconica tra quelle riadattate. Il meccanismo restava identico a quello della Fabbrica dei Mostri originale, ma gli stampi erano a tema Pokémon, permettendo ai bambini di creare le proprie creature di gomma ispirate ai mostriciattoli tascabili che in quel periodo stavano conquistando il mondo. Non serviva essere fan sfegatati per restarne affascinati: bastava l’idea di poter “fabbricare” un Pikachu o un Charizard nel salotto di casa.
Ma GIG non si fermò ai Pokémon. La stessa formula venne applicata anche a Digimon e a Dragon Ball Z, due franchise che negli anni ’90 e nei primi anni Duemila dominavano il mercato dell’intrattenimento per ragazzi in Italia. Ogni versione manteneva la struttura di base del giocattolo, cambiando ovviamente gli stampi e il packaging per adattarsi all’universo narrativo di riferimento. Il risultato era una gamma di prodotti che copriva praticamente tutti i gusti del pubblico giovane dell’epoca.
Un pezzo da collezione che vale più di quanto si pensi
Oggi la Fabbrica dei Mostri e le sue varianti a tema sono diventate veri e propri oggetti da collezione. Chi ne possiede ancora una in buone condizioni, magari con la scatola originale, si ritrova tra le mani qualcosa che ha un valore ben diverso da quello che aveva sullo scaffale di un negozio di giocattoli trent’anni fa. Il fenomeno del collezionismo legato ai prodotti degli anni ’90 è esploso negli ultimi tempi, e pezzi come la Fabbrica dei Pokémon o quella di Dragon Ball Z rientrano perfettamente in quella categoria di oggetti che scatenano offerte anche piuttosto generose tra gli appassionati.
La cosa affascinante è quanto un concetto così analogico, così fisico, così lontano dal digitale, riesca ancora a far brillare gli occhi a chi lo rivede dopo decenni. Niente schermi, niente app, niente connessione: solo stampi di metallo, una lampada calda e quel liquido di gomma dal colore improbabile. La Fabbrica dei Mostri nella versione Pokémon resta uno di quegli oggetti che raccontano un’epoca intera, quando bastava davvero poco per sentirsi dei piccoli inventori.
