La notizia era nell’aria da tempo, ma adesso sembra ufficiale: i prossimi Snapdragon 8 Elite Gen 6 e Gen 6 Pro saranno prodotti esclusivamente da TSMC, tagliando fuori completamente Samsung dalla catena produttiva. Una decisione pesante, che racconta molto sullo stato attuale della competizione tra le due fonderie e, soprattutto, sulle difficoltà che Samsung sta attraversando nel segmento della produzione a 2 nm.
Stando a quanto emerso dalla stampa coreana, Qualcomm avrebbe scelto di affidarsi al nodo produttivo N2P di TSMC per entrambe le varianti dei nuovi Snapdragon 8 Elite. Nessun piano B, nessuna seconda fonte. Solo TSMC. E il motivo, a guardare i numeri, si capisce abbastanza in fretta.
Perché Qualcomm ha scaricato Samsung
Il problema principale ruota attorno alla resa produttiva di Samsung sul processo a 2 nm, che secondo le informazioni disponibili resta ancora sotto il 60%. Tradotto in parole semplici: su cento chip che escono dalla linea di produzione, meno di sessanta risultano effettivamente utilizzabili. Un dato che per chi deve garantire milioni di pezzi con tempistiche rigide rappresenta un rischio concreto e difficile da accettare.
Lo stesso processo produttivo Samsung, tra l’altro, ha già mostrato i suoi limiti con Exynos 2600, che ha evidenziato consumi troppo elevati proprio a causa delle criticità della fonderia coreana. Per Qualcomm, che piazza i propri Snapdragon 8 Elite negli smartphone di punta di praticamente tutti i principali produttori Android, un ritardo nella produzione o un problema di qualità si tradurrebbe in un danno commerciale enorme. Non solo per Qualcomm stessa, ma anche per tutti quei brand che dipendono dai chip americani per lanciare i propri dispositivi nei tempi previsti.
Certo, restare con TSMC ha un costo. Il prezzo per singolo chip è più alto rispetto a quello che Samsung potrebbe offrire, ma Qualcomm ha evidentemente deciso che la certezza sulla produzione vale più del risparmio. E francamente, vista la posta in gioco, è difficile darle torto da un punto di vista industriale.
Samsung può ancora rientrare in partita?
Va detto che Samsung non è fuori dai giochi in modo definitivo. L’azienda coreana sta lavorando per migliorare il proprio processo a 2 nm e punta a diventare un’alternativa credibile a TSMC, che dal canto suo si trova in una posizione quasi paradossale: ha talmente tanti clienti che bussano alla porta da non riuscire a soddisfare tutti. Questo, in teoria, lascia uno spiraglio per Samsung, che potrebbe intercettare parte della domanda che TSMC non riesce ad assorbire.
La vera domanda, però, riguarda i tempi. Samsung riuscirà a portare la resa produttiva a livelli accettabili in tempo per essere presa in considerazione da Qualcomm per le generazioni successive di Snapdragon? Oppure il divario con TSMC continuerà ad allargarsi, rendendo la fonderia coreana sempre meno competitiva in un mercato che, come è noto, non aspetta nessuno?
