La logistica in Italia sta vivendo un momento cruciale, e non solo per le turbolenze geopolitiche che, un po’ come era successo durante la pandemia, hanno riportato l’attenzione su un settore spesso dato per scontato. Il punto è un altro: il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) aveva messo sul piatto investimenti da 250 milioni di euro per rendere la logistica nazionale più competitiva attraverso un sistema digitale interoperabile tra attori pubblici e privati. E ora, con la scadenza di giugno 2026, è tempo di bilanci.
Tra gli interventi previsti spicca il bando LogIN Business, con 157 milioni di euro stanziati dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per almeno 1.194 imprese. Lo scopo era chiaro. Cofinanziare l’acquisto o la realizzazione di piattaforme per il dialogo informatizzato, la dematerializzazione documentale, i sistemi avanzati di pianificazione dei carichi e route planning, oltre alla formazione del personale sulle tecnologie digitali. Lo sportello per la rendicontazione finale dei progetti resta aperto fino al 30 aprile, dato che l’erogazione dei contributi è subordinata alla realizzazione degli interventi ammessi entro quella data, per rispettare la chiusura dell’intero intervento Pnrr fissata al 30 giugno 2026.
Di tutto questo si è discusso a Genova il 10 aprile, durante l’evento Be Digital, ospitato sulla nave da crociera Costa Toscana ormeggiata nel porto del capoluogo ligure. Un luogo non casuale. Il porto di Genova è uno scalo multiscopo al centro di un piano di potenziamento sia infrastrutturale che tecnologico, con stanziamenti ampliati per il Port Community System e per la cybersecurity.
Digitalizzazione e infrastrutture: due facce della stessa medaglia
Federica Montaresi, Segretario Generale dell’Autorità Portuale del Mar Ligure Orientale, ha spiegato un passaggio fondamentale. Le autorità portuali sono sempre state chiamate a pianificare infrastrutture fisiche: banchine, reti stradali e ferroviarie. Oggi però serve qualcosa in più. Servono servizi efficienti che rendano quelle infrastrutture davvero efficaci. Le autorità portuali, ha sottolineato, sono diventate integratrici non solo di servizi ma prima di tutto di dati.
Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi, ha messo il dito su un nervo scoperto. La tecnologia oggi costa relativamente poco, e le opzioni disponibili sono tante, forse troppe. Ma avere una licenza di ChatGPT per riassumere qualche PDF non significa aver introdotto l’intelligenza artificiale in azienda. Quella la si introduce per davvero solo quando viene integrata nel gestionale, nel TMS, nei processi aziendali. Su questo fronte, ha ammesso Pitto, il settore è ancora agli albori.
Committenti, fornitori e il ruolo dell’intelligenza artificiale
Qualcosa si muove anche nella percezione della logistica da parte di chi la commissiona. Secondo Damiano Frosi, Direttore Digital & Smart infrastructure degli Osservatori del Politecnico di Milano, il dato positivo è che per il 65% delle 800 aziende committenti sondate dall’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet”, la logistica è finalmente considerata un’attività strategica con forte impatto sulle prestazioni aziendali. Un ulteriore 30% la ritiene rilevante ma con basso impatto, e solo un 5% la vede come attività a basso valore aggiunto. Quanto agli obiettivi più sfidanti, il 42% indica il livello di servizio, il 41% l’incidenza del costo logistico sul fatturato e il 17% l’impatto ambientale.
Sul fronte dell’AI in logistica, l’adozione è presente per il 30% dei committenti e il 24% dei fornitori, anche se questi ultimi mostrano un’intenzione di adozione molto più marcata (+45% contro il 14% dei committenti). Il report presentato a Genova descrive l’introduzione dell’intelligenza artificiale in logistica soprattutto come potenziamento delle capacità dei lavoratori (24%). Con un approccio “human in the loop” destinato a restare valido anche in futuro, mentre l’automazione si ferma per ora all’11%. Per chi non la utilizza ancora, le perplessità riguardano i benefici attesi in termini di rapporto costo/servizi, la disponibilità di dati di qualità e il livello di sviluppo dei sistemi informativi, tutti valutati oltre il 7 su una scala da 1 a 10.
