I millennials rifiutano le promozioni e i loro capi della generazione boomer restano spiazzati. Sembra quasi una barzelletta, ma è esattamente quello che sta succedendo in molte aziende europee, dove una fetta consistente della forza lavoro più giovane dice no a ruoli dirigenziali che, fino a qualche anno fa, sarebbero stati considerati un traguardo ambito. La vicenda arriva da un post pubblicato su Reddit, diventato ormai una sorta di termometro delle dinamiche lavorative contemporanee, e racconta una storia che probabilmente suona familiare a parecchia gente.
Un dipendente millennial di una grande azienda dell’Europa centrale, con circa 1.000 persone nella sola sede principale, ha condiviso un episodio piuttosto eloquente. Nella sua azienda, dove i millennials rappresentano circa il 30% dell’organico, si è manifestata una tendenza sempre più chiara: molti lavoratori di quella generazione hanno iniziato a rifiutare promozioni o a non candidarsi per posizioni più alte. Un fenomeno che si è accentuato soprattutto dopo la pandemia del 2020. Il suo capo, un baby boomer, non riusciva a capacitarsi della cosa. Non ha offerto promozioni direttamente, ma ha voluto capire le ragioni di questo disinteresse collettivo. E la risposta che ha ottenuto è stata piuttosto netta.
Più soldi, ma a quale prezzo?
La discussione tra colleghi ha fatto emergere un sentimento condiviso: nessuno voleva lavorare come i propri superiori. Troppe ore, troppo stress da responsabilità e un guadagno extra che, a conti fatti, non giustifica lo sforzo aggiuntivo. Lo stesso dipendente che ha scritto il post ha ammesso di aver avuto fretta di fare carriera agli inizi, salvo poi osservare da vicino come funziona davvero il sistema e perdere ogni entusiasmo. Una frase in particolare colpisce: ha detto di rimpiangere l’ingenuità di un tempo, perché almeno quella gli garantiva un po’ di ambizione.
Il punto è che non si tratta di un caso isolato. Un fenomeno simile coinvolge anche la generazione Z, che secondo uno studio della società di selezione del personale Robert Walters sta evitando consapevolmente i ruoli di gestione intermedia. Il dato è significativo: il 72% dei lavoratori più giovani preferisce crescere professionalmente restando nel proprio ruolo operativo piuttosto che diventare un manager di livello intermedio. Fare carriera, insomma, non significa più per forza scalare la gerarchia aziendale.
Anche chi è già al comando vorrebbe fare un passo indietro
E c’è un risvolto che va ancora oltre. Non sono solo i dipendenti a non volere certe posizioni: anche chi già le occupa, in diversi casi, vorrebbe liberarsene. Una ricerca recente mostra che esistono manager disposti a rinunciare al proprio ruolo dirigenziale non per cambiare azienda o cercare nuove opportunità altrove, ma per potersi dedicare finalmente al lavoro concreto che la gestione dei team ha finito per sottrargli.
Il dato più interessante arriva dal rapporto «2025 Workplace Engagement Report» di Kahoot!, secondo cui il 46% dei leader sacrificherebbe il proprio incarico direttivo pur di sentirsi davvero coinvolto nelle attività quotidiane. Quasi la metà. Una cifra che racconta una crisi di coinvolgimento lavorativo tra chi guida le aziende, e che rende ancora più comprensibile la scelta dei millennials che rifiutano le promozioni prima ancora di ritrovarsi intrappolati in quel tipo di dinamica. Il 46% dei leader disposto a fare un passo indietro non è un numero trascurabile, e fotografa un malessere che attraversa ogni livello dell’organigramma aziendale.
