Un nome indiano inciso nella pietra di una delle tombe più celebri della Valle dei Re, in Egitto, è rimasto nascosto per oltre duemila anni. Nessuno, fino a oggi, si era accorto di quelle firme. Eppure erano lì, ben visibili, distribuite in cinque tombe diverse, compresa quella di Ramses IX. La storia di questa scoperta è affascinante e apre uno squarcio inaspettato su quanto fossero intensi e complessi gli scambi culturali nel mondo antico, molto più di quanto si pensasse fino a poco tempo fa.
A portare alla luce queste iscrizioni è stato lo studioso Ingo Strauch, dell’Università di Losanna. Il ricercatore ha identificato il nome di un uomo, Cikai Korran, inciso otto volte in antico tamil sulle pareti di cinque tombe nella Valle dei Re. Otto iscrizioni, tutte riconducibili alla stessa persona, lasciate lì circa duemila anni fa. Una sorta di firma personale ripetuta con una certa ostinazione, quasi a voler dire: ero qui.
Chi era Cikai Korran e perché si trovava nella Valle dei Re
Quello che rende particolarmente interessante la scoperta del nome indiano nella tomba di Ramses IX non è solo il fatto in sé, ma ciò che implica. L’Egitto faraonico era già noto per i suoi contatti con il mondo greco, una presenza ampiamente documentata e studiata da decenni. Ma la presenza di un individuo proveniente dall’India meridionale, che conosceva il tamil e che evidentemente aveva avuto accesso a siti di enorme importanza come le tombe della Valle dei Re, racconta qualcosa di diverso. Qualcosa che finora era stato sottovalutato, se non del tutto ignorato.
Cikai Korran non era probabilmente un turista nel senso moderno del termine, ma nemmeno un fantasma della storia. Quelle otto iscrizioni lasciate in cinque tombe diverse suggeriscono che avesse una certa libertà di movimento all’interno di uno dei luoghi più sacri dell’antico Egitto. E il fatto che abbia scritto in antico tamil indica che non si era assimilato completamente alla cultura locale, mantenendo la propria identità linguistica.
Una scoperta che cambia la prospettiva sugli scambi tra India ed Egitto
La ricerca di Ingo Strauch aggiunge un tassello importante alla comprensione delle rotte commerciali e culturali che collegavano il subcontinente indiano al Mediterraneo. Si sapeva già che esistevano contatti, soprattutto lungo le vie del commercio delle spezie, ma trovare un nome in antico tamil inciso nella tomba di Ramses IX è tutta un’altra cosa. È una prova fisica, tangibile, di una presenza individuale che va ben oltre il semplice scambio di merci.
Il fatto che queste iscrizioni siano rimaste inosservate per così tanto tempo non è poi così sorprendente. La Valle dei Re è stata visitata, studiata e saccheggiata per secoli. Le pareti delle tombe sono coperte di segni di ogni tipo, molti dei quali lasciati da visitatori di epoche diverse. In mezzo a tutto quel groviglio di graffiti, distinguere otto iscrizioni in antico tamil richiedeva competenze molto specifiche, esattamente quelle che Strauch ha messo in campo.
Resta il dato concreto: un uomo di nome Cikai Korran, proveniente dall’India meridionale, ha attraversato mari e deserti per arrivare fino alla Valle dei Re e ha sentito il bisogno di lasciare il proprio nome, otto volte, in cinque tombe diverse. Tra queste, quella di Ramses IX. Una presenza indiana nell’Egitto faraonico che si aggiunge a quella greca già attestata e che era rimasta nell’ombra per oltre duemila anni.
