La guerra delle macchine non è più fantascienza: i robot terrestri senza pilota stanno cambiando il volto del conflitto in Ucraina. A marzo 2026, le forze ucraine hanno condotto più di 9.000 missioni con veicoli terrestri autonomi, un dato che fa riflettere sulla velocità con cui questa tecnologia si sta diffondendo sul campo di battaglia. Per capire la portata della crescita basta un confronto: a novembre 2025 le operazioni si fermavano a 2.900, a gennaio erano già oltre 7.000. Nel primo trimestre del 2026, il totale ha raggiunto le 32.500 operazioni. Anche il numero di unità militari che impiegano questi UGV (Unmanned Ground Vehicle) è passato da 67 a 167 nello stesso arco di tempo, secondo quanto comunicato dal ministero ucraino della Difesa attraverso la piattaforma United24.
Dalla logistica al combattimento: cosa fanno davvero questi robot
La stragrande maggioranza delle missioni dei robot terrestri senza pilota resta di tipo logistico. Trasportano munizioni, cibo e materiale verso le posizioni avanzate. Evacuano i feriti da zone in cui mandare un soldato equivale praticamente a condannarlo. Nella 3ª brigata d’assalto, gli UGV coprono l’80% della logistica. A Pokrovsk e Myrnograd, due città contese, questa percentuale sale addirittura al 90%.
Però la componente armata sta crescendo rapidamente. La brigata K2 guida quello che viene descritto come il primo battaglione di robot terrestri al mondo. Il maggiore Oleksandr Afanasiev monta mitragliatrici Kalashnikov su piattaforme a ruote e a cingoli. Altri UGV funzionano come veicoli kamikaze a batteria: silenziosi, si avvicinano alle posizioni nemiche e detonano. Il produttore Tencore ha fabbricato 2.000 UGV nel 2025 e prevede una domanda di 40.000 unità nel 2026. Fra il 10% e il 15% di questi sarebbe armato. Un episodio significativo risale al 10 dicembre 2025. In condizioni di nebbia fitta, un robot della 5ª brigata d’assalto ha distrutto un trasporto blindato russo MT-LB usando una mitragliatrice pesante. I droni erano bloccati a terra, le telecamere termiche non riuscivano a vedere nulla. Il robot, invece, aspettava.
L’essere umano decide ancora quando sparare
L’autonomia decisionale dei robot resta volutamente limitata. Il vicecomandante di battaglione della 33ª brigata meccanizzata, noto con il soprannome Afghan, lo spiega in modo diretto: un robot può confondere un civile, e la decisione finale deve restare in mano a un essere umano. I sistemi attuali tornano automaticamente alla base se la connessione radio si interrompe. Il passo successivo è il funzionamento a sciame, con un singolo operatore che pilota più robot coordinati tra loro.
L’ex comandante in capo Valerii Zaloujny, oggi ambasciatore a Londra, frena gli entusiasmi. I robot terrestri senza pilota non sostituiranno la fanteria nelle operazioni di bonifica urbana o nel mantenimento del controllo del territorio. Il tasso di perdita è elevato: circa il 25%, con diverse macchine perse ogni giorno in alcuni settori. Ma l’Ucraina non ha alternative concrete. La sua popolazione è quattro volte inferiore a quella della Russia.
