Il salario minimo da 9 euro lordi l’ora negli appalti pubblici è diventato realtà anche in Sardegna. Il consiglio regionale ha approvato una legge che impone questa soglia retributiva per tutti i contratti legati ad appalti e concessioni pubbliche, con 27 voti favorevoli e 17 astensioni. Ma la Sardegna non è la prima a prendere questa strada. Iniziative simili erano già state introdotte in Puglia e Toscana. Invece, in Campania è stata recentemente proposta una legge che potrebbe andare nella stessa direzione.
La presidente Alessandra Todde ha sintetizzato il principio alla base della norma sarda: “Il lavoro deve essere tutelato e adeguatamente retribuito”. La legge, tra l’altro, non si ferma alla soglia economica. Istituisce anche un comitato regionale con il compito di monitorare la qualità del lavoro e garantire che le misure vengano effettivamente applicate. La soglia scelta, quei famosi 9 euro lordi l’ora, ricalca quella già prevista dalle leggi regionali di Puglia e Toscana e coincide con la proposta di legge nazionale sul salario minimo che l’opposizione aveva presentato nel 2023, poi accantonata per la contrarietà della maggioranza parlamentare.
Come funziona il salario minimo in Toscana, Puglia e Lazio
In Toscana, con la legge numero 30 del 2025, il consiglio regionale ha introdotto un meccanismo che incentiva le imprese partecipanti ai bandi pubblici a garantire ai propri lavoratori una retribuzione minima di nove euro lordi all’ora. Non si tratta di un obbligo diretto, però. È piuttosto un criterio premiale. Le imprese che rispettano la soglia vengono favorite nella valutazione delle offerte economiche. La legge prevede anche la raccolta annuale di dati su ore e giorni lavorati, tipologie contrattuali e trattamento economico applicato, per valutare nel tempo l’efficacia dell’iniziativa.
La Puglia ha seguito una logica simile, ma con un impatto più diretto. La legge regionale prevede che i contratti nei bandi pubblici debbano rispettare la soglia minima di nove euro lordi, influenzando la selezione delle aziende. L’obiettivo è spingere soprattutto le imprese che tradizionalmente pagano meno, come quelle di pulizia, sorveglianza e fattorinaggio, ad adeguare le retribuzioni per poter partecipare agli appalti. Dopo il ricorso del governo nazionale, la Corte costituzionale ha confermato la legittimità della norma, consentendone l’entrata in vigore.
Anche nel Lazio esiste una mozione, approvata nel 2024, che stabilisce un trattamento minimo di 9 euro l’ora nei contratti di appalto di lavori, servizi e forniture. La regione, come stazione appaltante, richiede tutele rafforzate per i lavoratori, in linea con la direttiva europea UE 2022/2041. L’iniziativa prevede incontri periodici con i sindacati per verificare il rispetto del salario minimo inderogabile.
Comuni e Campania: le altre iniziative sul salario minimo
Alcune grandi città hanno fatto da apripista con regole proprie. A Firenze, Napoli e Livorno è stato fissato un salario minimo di nove euro lordi l’ora per i lavori legati agli appalti e alle concessioni comunali. A Napoli la misura si applica non solo alle imprese appaltatrici, ma anche a tutti i concessionari di suolo pubblico e agli esercizi commerciali autorizzati dal Comune. I controlli sono affidati ai responsabili del procedimento e alla polizia municipale. In più il mancato rispetto del salario minimo può comportare conseguenze concrete, inclusa la decadenza o la risoluzione del contratto.
Nel gennaio 2026 la Campania ha proposto un disegno di legge che non introduce un salario minimo obbligatorio. Premia però le imprese negli appalti pubblici che garantiscono almeno nove euro lordi l’ora ai propri lavoratori. Il meccanismo premiale si applica anche ai subappaltatori. Le stazioni appaltanti valutano l’offerta tecnica degli operatori economici, attribuendo punteggi extra a chi si impegna a rispettare la retribuzione minima tabellare. Sono emerse però delle critiche. I sindacati temono effetti solo simbolici, senza reali benefici per i lavoratori. Il meccanismo potrebbe risultare ambiguo, finendo per premiare chi già paga meno o, se esteso a tutti, perdendo di efficacia.
