Il tema dei prezzi carburanti torna prepotentemente al centro del dibattito, e stavolta con numeri che fanno riflettere parecchio. Le tensioni internazionali legate alla situazione in Medio Oriente hanno riacceso i timori su possibili speculazioni ai danni degli automobilisti, ma il problema non si ferma alla geopolitica. Tra il peso delle imposte, i rincari di benzina e diesel e le irregolarità riscontrate nei distributori, chi deve fare il pieno si ritrova stretto in una morsa da più parti.
I dati parlano chiaro. Nel periodo compreso tra il 12 e il 25 marzo, la Guardia di Finanza ha effettuato 1.089 interventi su tutto il territorio nazionale. Di questi, ben 795 hanno portato alla contestazione di violazioni. Tradotto: il 73% degli operatori controllati non risultava in regola. Una percentuale che fa impressione, soprattutto se si guarda alla natura delle infrazioni. In 159 casi si trattava della mancata esposizione dei prezzi oppure di difformità tra il prezzo esposto e quello effettivamente praticato alla pompa. Le restanti 636 violazioni riguardavano invece omissioni negli obblighi di comunicazione al portale Osservaprezzi carburanti del Mimit, lo strumento pensato proprio per garantire trasparenza al consumatore.
Frodi sui carburanti e traffico di “designer fuels”
La questione non si limita alla mancata trasparenza. C’è un livello più profondo, che riguarda vere e proprie frodi sulla filiera distributiva. Tra il 1° gennaio e il 25 marzo sono state portate a termine 625 operazioni, con 87 soggetti denunciati all’autorità giudiziaria. I sequestri hanno superato i 357mila kg di prodotti, mentre il consumo in frode accertato ha raggiunto le 4.135 tonnellate.
Tra i fenomeni più preoccupanti c’è il traffico internazionale dei cosiddetti “designer fuels”, prodotti petroliferi formulati appositamente per aggirare la tassazione. A questo si aggiungono la miscelazione abusiva di prodotti energetici e l’uso improprio di carburanti esenti o agevolati da parte di operatori privi di titolo. Si tratta di pratiche che non colpiscono soltanto le casse dello Stato, ma che alterano la concorrenza lungo tutta la filiera e finiscono per distorcere il prezzo finale alla pompa.
Il decreto 33/2026 ha introdotto strumenti di sorveglianza più incisivi. Quando il Garante per la sorveglianza dei prezzi rileva incrementi anomali e repentini, è tenuto a fornire alla Guardia di Finanza l’elenco degli operatori coinvolti, permettendo così di risalire l’intera catena distributiva fino al costo del greggio. Su questa base, il nucleo speciale antitrust ha già avviato 247 istruttorie, inviando questionari conoscitivi agli operatori posizionati a monte della distribuzione finale.
Le misure fiscali del governo e l’impatto reale sui prezzi
C’è poi un problema strutturale che emerge con una certa evidenza. Le riduzioni fiscali previste dal governo non sempre si traducono in benefici reali per chi fa rifornimento. A gennaio 2026 è entrata in vigore la riforma delle accise, che ha allineato diesel e benzina a 672,9 euro per mille litri. Eppure, a fine febbraio, il gasolio aveva toccato il livello più alto degli ultimi 12 mesi, con il self service arrivato a 1,720 euro al litro.
Il decreto di marzo non ha prodotto risultati molto diversi. A fronte di una riduzione fiscale di 24,4 centesimi, il gasolio è sceso in media di soli 13,8 centesimi. Significa un mancato risparmio stimato attorno ai 5 euro a pieno. Nel frattempo, il quadro sui prezzi carburanti resta instabile.
