La partnership tra Google e Intel sull’infrastruttura AI fa un altro passo avanti. Le due aziende hanno annunciato giovedì 9 aprile 2026 un’espansione pluriennale della loro collaborazione, che prevede l’utilizzo continuativo dell’infrastruttura Intel da parte di Google Cloud e lo sviluppo congiunto di nuovi processori.
Google Cloud continuerà a utilizzare i processori Xeon di Intel, inclusi i più recenti chip Xeon 6, per attività legate all’intelligenza artificiale, al cloud computing e all’inferenza. Non è un rapporto nato ieri: Google utilizza le varie generazioni di processori Xeon da decenni ormai. Ma questa volta l’accordo va oltre il semplice acquisto di componenti. Le due aziende hanno deciso di ampliare anche il co-sviluppo di unità di elaborazione per infrastrutture personalizzate, le cosiddette IPU (Infrastructure Processing Units). Queste unità servono ad accelerare e gestire le operazioni nei data center, scaricando parte del lavoro dalle CPU tradizionali. La partnership sullo sviluppo di chip, avviata nel 2021, si concentrerà su IPU basate su ASIC personalizzati.
Intel non ha voluto condividere alcuna informazione riguardo ai termini economici dell’accordo.
Perché le CPU sono tornate al centro della scena
L’espansione della partnership tra Google e Intel arriva in un momento in cui l’intero settore è affamato di CPU. E qui vale la pena fare una precisazione che spesso sfugge: mentre le GPU vengono utilizzate per sviluppare e addestrare i modelli di intelligenza artificiale, le CPU restano fondamentali per far girare quei modelli e per sostenere l’infrastruttura AI nel suo complesso. Non è tutto acceleratore, insomma. Servono sistemi bilanciati.
Lo ha detto chiaramente anche Lip-Bu Tan, amministratore delegato di Intel, in un comunicato stampa ufficiale: “L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il modo in cui le infrastrutture vengono costruite e scalate. Scalare l’AI richiede più dei soli acceleratori, richiede sistemi bilanciati. Le CPU e le IPU sono essenziali per offrire le prestazioni, l’efficienza e la flessibilità che i carichi di lavoro AI moderni richiedono.”
E non è solo Intel a muoversi su questo fronte. Negli ultimi mesi sempre più aziende hanno spostato l’attenzione sulle CPU, proprio perché la carenza di questi chip sta diventando un problema concreto a livello globale. Arm Holdings, controllata da SoftBank, ha recentemente presentato la Arm AGI CPU, il primo chip prodotto direttamente dal colosso dei semiconduttori, una mossa dettata proprio dalla crescente pressione sulla disponibilità di CPU nel mondo.
Un settore in piena trasformazione
Quello che sta succedendo tra Google e Intel racconta qualcosa di più ampio rispetto a un semplice accordo commerciale. L’infrastruttura AI è diventata il terreno su cui si giocano le partite più importanti del settore tecnologico. Le aziende non competono solo sui modelli più potenti o sugli algoritmi più raffinati: la vera sfida è costruire le fondamenta su cui tutto questo deve poggiare. E quelle fondamenta richiedono processori, data center sempre più efficienti e collaborazioni strategiche come quella tra Google Cloud e Intel.
