La funzione Smart Summon di Tesla, quella che permette di spostare l’auto da remoto tramite smartphone senza nessuno a bordo, è uscita indenne dall’indagine preliminare condotta dalla NHTSA, l’agenzia federale americana per la sicurezza stradale. Dopo 15 mesi di valutazione e sei aggiornamenti software distribuiti nel corso del 2025, l’ente ha stabilito che non esiste un difetto di sicurezza nel sistema. L’indagine era stata avviata a gennaio 2025 e riguardava circa 2,59 milioni di veicoli.
Smart Summon è classificata da Tesla come sistema SAE Livello 2, pensato per funzionare all’interno di parcheggi e proprietà private. L’analisi della NHTSA si è concentrata sulle sessioni che hanno generato un incidente, e il dato che salta all’occhio è che meno dell’1% delle attivazioni ha effettivamente portato a un sinistro. La gamma coinvolta comprendeva praticamente tutti i modelli Tesla equipaggiati con il Full Self-Driving: Model S e Model X dal 2016 al 2025, Model 3 dal 2017 al 2025 e Model Y dal 2020 al 2025. Nella quasi totalità dei casi si trattava di danni materiali lievi, tipo collisioni con sbarre di parcheggi, veicoli fermi nelle vicinanze e paletti. Nessun ferito, nessun decesso, nessun coinvolgimento di utenti vulnerabili della strada, nessuna attivazione di airbag.
Il problema ricorrente individuato dalla NHTSA riguardava la fase iniziale della manovra. Il sistema, o in alcuni casi l’utente stesso, non rilevava correttamente gli ostacoli nei primi istanti del movimento. La vista a 360° disponibile nell’app non sempre permetteva di valutare con precisione la situazione intorno al veicolo. Due episodi specifici hanno coinvolto telecamere anteriori ostruite dalla neve, parzialmente o del tutto. In entrambi i casi il sistema non ha rilevato il blocco e il veicolo ha colpito auto in sosta, mentre l’utente non ha fermato la manovra nonostante l’ostruzione fosse visibile nel feed dell’app. Un terzo caso ha visto un veicolo non fermarsi davanti a una sbarra di accesso a un garage.
Tesla ha risposto con sei aggiornamenti OTA distribuiti tra gennaio e novembre 2025. I primi due hanno migliorato il rilevamento delle ostruzioni alle telecamere. I successivi hanno ridotto i falsi negativi causati da neve o condensa. Il quinto ha potenziato la capacità del veicolo di riconoscere le sbarre dinamiche, migliorando il sistema di percezione che ora ricostruisce con maggiore precisione gli oggetti nel campo visivo integrando i dati di tutti i sensori. Il sesto update ha aggiunto rilevamenti da una rete neurale separata. Tutti gli aggiornamenti sono stati applicati sia ai veicoli già in circolazione sia alle unità di nuova produzione.
Per Tesla restano aperte indagini ben più serie
La chiusura dell’indagine su Smart Summon non vuol dire però che tra Tesla e la NHTSA sia tutto risolto. Anzi. Tre settimane prima di archiviare il caso Smart Summon, la NHTSA ha aperto un’indagine di secondo livello, quindi più approfondita rispetto alla semplice valutazione preliminare, sulla capacità del Full Self-Driving di riconoscere quando il sistema stesso non funziona correttamente. Questa nuova indagine copre circa 3,2 milioni di veicoli prodotti tra il 2023 e il 2025, ed è partita dopo una serie di incidenti e situazioni di pericolo in cui il sistema non ha riconosciuto la disattenzione del conducente.
C’è poi un altro fascicolo aperto. La NHTSA sta indagando su una modalità del Full Self-Driving soprannominata internamente “Mad Max”, alla quale vengono attribuite violazioni del codice della strada: passaggi con semaforo rosso e superamento dei limiti di velocità. Oltre 50 segnalazioni e diversi incidenti sono stati collegati a questa modalità. Tesla ha chiesto più tempo per rispondere alle richieste di dati, facendo presente il peso di dover gestire più indagini contemporaneamente.
