Il prossimo film dei Marvel’s X-Men sta prendendo forma e il regista Jake Schreier ha spiegato perché la scelta degli sceneggiatori non è affatto casuale. A occuparsi della scrittura del progetto sono Joanna Calo e Lee Sung Jin, due nomi che potrebbero non dire molto al grande pubblico ma che nel settore hanno già dimostrato di saper maneggiare storie complesse, dense di emozioni e conflitti personali. Calo ha lavorato alla sceneggiatura di Thunderbolts, mentre Lee Sung Jin è il creatore della serie Beef, acclamata dalla critica. Secondo Schreier, entrambi possiedono una qualità fondamentale: sanno costruire ideologia a partire da conflitti intimi e personali.
Ed è proprio questo il punto. Gli X-Men non sono mai stati solo supereroi con poteri spettacolari. Da sempre rappresentano qualcosa di più profondo, una metafora di esclusione, diversità e lotta per l’accettazione. Schreier sembra averlo capito benissimo, e la scelta di Calo e Lee Sung Jin va esattamente in quella direzione. Il regista ha definito il film come una sorta di “soap opera”, un racconto dove le dinamiche personali contano quanto, se non più, delle scene d’azione.
Perché la scelta degli sceneggiatori racconta già molto sul tono del film
Quando si parla di X-Men al cinema, il rischio è sempre quello di ridurre tutto a scontri tra mutanti e poco altro. Ma Schreier ha una visione diversa. Ha spiegato che Joanna Calo e Lee Sung Jin capiscono come far emergere le grandi questioni ideologiche partendo da qualcosa di molto concreto: le relazioni tra i personaggi, le tensioni familiari, i rancori che covano sotto la superficie. Beef, per esempio, era esattamente questo. Una storia di rabbia repressa e orgoglio ferito tra due persone comuni che finivano per trascinarsi in una spirale sempre più estrema. Quel tipo di scrittura, applicata a un universo come quello dei mutanti Marvel, potrebbe dare risultati davvero interessanti.
La stessa cosa vale per il lavoro di Calo su Thunderbolts, dove il fulcro narrativo ruotava attorno a personaggi moralmente ambigui, costretti a fare i conti con il proprio passato. Non eroi nel senso classico del termine, ma figure complesse e spesso in conflitto tra loro. Il parallelo con gli X-Men Marvel è piuttosto evidente: anche i mutanti sono da sempre un gruppo attraversato da fratture interne, visioni opposte, alleanze fragili.
Un approccio che punta sulle emozioni prima che sugli effetti speciali
La dichiarazione di Jake Schreier sul fatto che gli sceneggiatori “capiscono come far nascere l’ideologia dai conflitti personali” è significativa. Vuol dire che il film degli X-Men non sarà costruito attorno a un cattivo generico da sconfiggere con un grande scontro finale, ma piuttosto attorno a domande scomode e relazioni che si sgretolano o si rafforzano sotto pressione. L’elemento soap opera, in questo contesto, non è un insulto: è una dichiarazione d’intenti. Significa che ogni personaggio avrà un peso emotivo, che le scelte avranno conseguenze reali, che il dramma sarà umano prima ancora che spettacolare.
Il fatto che Schreier abbia voluto sottolineare pubblicamente la centralità degli sceneggiatori dice molto anche sul tipo di produzione che Marvel Studios intende portare avanti con questo progetto. Spesso, nei grandi blockbuster, la scrittura finisce per essere subordinata agli effetti visivi. Qui sembra che si stia cercando di invertire la rotta, almeno nelle intenzioni. Joanna Calo e Lee Sung Jin stanno attualmente scrivendo la sceneggiatura del film, e il lavoro è ancora in corso.
