Cowgirl è una di quelle storie che non si vedono spesso al cinema. Una contadina di sessant’anni, un paesino dove tutti sanno tutto di tutti, e una mucca da cui dipende il futuro di un’intera fattoria. Già così basterebbe per incuriosire, ma c’è molto di più dietro questa pellicola spagnola diretta da Cristina Fernández Pintado e Miguel Llorens, gli stessi registi di Cosas que hacer antes de morir. La protagonista si chiama Empar, ed è il tipo di personaggio che il cinema commerciale tende a ignorare: una donna matura, radicata nel mondo rurale, che a un certo punto della vita decide di non arrendersi.
La trama di Cowgirl parte da un problema molto concreto. Empar ha bisogno che la sua mucca Tona rimanga gravida per poter mandare avanti la fattoria. Dopo diversi tentativi andati a vuoto, si rivolge a Bernat, proprietario di un allevamento importante della zona. Quando finalmente la gravidanza si avvia, le complicazioni non tardano ad arrivare, e Empar si ritrova a dover affrontare l’intero paese per proteggere l’animale. In questo percorso, grazie anche all’aiuto di Riqui, un giovane appena arrivato in zona, e dello stesso Bernat, si apre una riflessione sulla possibilità di ricominciare da capo quando ormai sembra troppo tardi.
Isabel Rocatti al suo primo ruolo da protagonista al cinema
A dare volto e corpo a Empar è Isabel Rocatti, attrice valenciana con una lunga carriera nel teatro e in televisione, che con Cowgirl ottiene il suo primo ruolo da protagonista in un film. Accanto a lei troviamo Pep Munné, Carlos Cuevas, Joaquín Climent e Carles Sanjaime. Il cast funziona bene proprio perché ogni personaggio porta con sé qualcosa di autentico, senza forzature o trovate narrative troppo furbe.
Una delle particolarità che rendono Cowgirl diversa da altre produzioni simili uscite in Spagna è la scelta linguistica: il film è stato girato in valenciano. Una decisione coraggiosa che rafforza il legame con il territorio. Le riprese si sono svolte tra i paesaggi della Tinença de Benifassà, El Maestrat e Els Ports, e questo dona alla pellicola un’identità visiva molto precisa, legata a doppio filo con la cultura rurale di quella parte della comunità valenciana.
Una storia che mette al centro desiderio, amore e seconde opportunità
Cowgirl rivendica con chiarezza il diritto delle donne mature a essere protagoniste, non solo della propria vita ma anche delle storie che vale la pena raccontare sul grande schermo. Empar non chiede permesso a nessuno: prende in mano le redini del proprio desiderio, dell’amore, e di quella che è a tutti gli effetti una seconda occasione esistenziale. Ed è proprio questo a rendere il film così fresco nonostante la semplicità della sua struttura.
La critica specializzata ha accolto Cowgirl in modo generalmente positivo. C’è chi l’ha descritta come una pellicola girata con grande semplicità e classicismo, capace di esaltare la vita tranquilla di campagna e offrire una riflessione sullo spopolamento dei piccoli centri abitati, trasformando nel frattempo gli abitanti delle città in figure quasi un po’ ridicole. Altri l’hanno definita una storia amabile, semplice e umana, tutta costruita attorno al tema delle seconde opportunità, dell’amore maturo, dell’amicizia e della famiglia.
Cowgirl è nelle sale spagnole dal 22 maggio 2026, con una durata di un’ora e 49 minuti.
