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Meteoriti sulla Terra: e se avessero creato la vita anziché distruggerla?

Antichi asteroidi avrebbero creato ambienti ideali per l'origine della vita, ribaltando le convinzioni sulla nascita delle prime forme biologiche.

scritto da Denis Dosi 07/04/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
Meteoriti sulla Terra: e se avessero creato la vita anziché distruggerla?
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Gli impatti di meteoriti sulla Terra potrebbero non aver portato solo distruzione. Una nuova ricerca suggerisce che gli asteroidi, schiantandosi sul nostro pianeta miliardi di anni fa, avrebbero creato ambienti caldi e ricchi di sostanze chimiche, perfetti per dare il via alla vita sulla Terra. Un’idea che ribalta parecchie convinzioni e che potrebbe persino guidare la ricerca di forme biologiche su altri mondi.

Lo studio, pubblicato sul Journal of Marine Science and Engineering, è stato guidato da Shea Cinquemani, laureata in biologia marina e gestione della pesca presso la Rutgers School of Environmental and Biological Sciences nel maggio 2025. Il lavoro analizza in modo approfondito i sistemi idrotermali generati dagli impatti di meteoriti, ambienti fino a oggi poco studiati ma potenzialmente decisivi per comprendere dove la vita abbia avuto inizio. “Nessuno sa, da un punto di vista scientifico, come la vita possa essersi formata su una Terra primordiale che non ne aveva,” ha dichiarato Cinquemani. “Come può qualcosa nascere dal nulla?”

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Il dettaglio affascinante è che questa ricerca è nata come un semplice progetto universitario. Cinquemani ha iniziato il lavoro durante il suo ultimo anno di corso, in una classe dedicata alle sorgenti idrotermali tenuta dal professor Richard Lutz, oceanografo della Rutgers. Il compito iniziale era esplorare se le sorgenti idrotermali su Marte potessero aver supportato la vita. Dopo la laurea, Cinquemani ha ampliato quel progetto trasformandolo in una revisione scientifica completa, sottoposta a un rigoroso processo di peer review con cinque cicli di revisione e 15 pagine di commenti. “Non ho mai visto un processo di revisione così rigoroso,” ha detto Lutz. “Il paper è venuto fuori magnificamente.”

Crateri da impatto come fabbriche chimiche nascoste

Il cuore della ricerca si concentra su cosa succede quando un grande meteorite colpisce la Terra. L’impatto produce un calore intenso che fonde la roccia circostante. Man mano che il cratere si raffredda e si riempie d’acqua, si sviluppa un sistema caldo e ricco di minerali, molto simile alle sorgenti idrotermali presenti nelle profondità oceaniche. “Si ha un lago che circonda un centro caldissimo,” ha spiegato Cinquemani. “E si ottiene un sistema idrotermale, proprio come nel mare profondo, ma generato dal calore di un impatto.”

Per capire come questi ambienti potessero supportare la chimica della vita, la ricercatrice ha esaminato tre noti siti di impatto risalenti a periodi diversi della storia terrestre. Il cratere di Chicxulub, sotto la penisola dello Yucatán in Messico, formatosi circa 65 milioni di anni fa, ospitò successivamente un sistema idrotermale di lunga durata. Il cratere Haughton, nell’Artico canadese, risale a circa 31 milioni di anni fa. Il lago Lonar in India, creato circa 50.000 anni fa, contiene ancora acqua e offre informazioni preziose sull’evoluzione di questi sistemi. Tutti e tre dimostrano che i sistemi idrotermali generati da impatti possono persistere per migliaia o decine di migliaia di anni, un tempo sufficiente perché molecole semplici si combinino in strutture più complesse.

Dalle profondità oceaniche allo spazio: nuove prospettive sulla nascita della vita

Gli scienziati considerano da tempo le sorgenti idrotermali di mare profondo come possibili culle della vita. Scoperte alla fine degli anni ’70, queste strutture supportano interi ecosistemi nell’oscurità totale grazie alla chemiosintesi, un processo che sfrutta l’energia chimica di composti come il solfuro di idrogeno al posto della luce solare. Lo stesso Lutz fu tra i primi ricercatori a esplorare queste sorgenti, scendendo a oltre un miglio di profondità nel sommergibile Alvin per osservare ecosistemi rigogliosi nel buio assoluto.

La Terra primordiale subiva impatti di asteroidi frequenti, il che rende probabile che questi ambienti fossero molto comuni. La ricerca di Cinquemani unisce le conoscenze consolidate sulle sorgenti oceaniche con nuove evidenze sui sistemi generati da impatti, suggerendo che in alcuni casi questi ultimi potrebbero offrire condizioni particolarmente favorevoli per le prime reazioni chimiche.

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Denis Dosi
Denis Dosi

Laureato in ingegneria informatica nel lontano 2013, da sempre appassionato di scrittura e tecnologia sono riuscito a convogliare in un'unica professione le mie due più grandi passioni grazie a TecnoAndroid.

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