La dipendenza tecnologica dell’Europa dagli Stati Uniti non è più solo un tema da addetti ai lavori o da convegni di settore. È diventata una questione concreta, sentita da milioni di persone, tanto da approdare direttamente nelle aule del Parlamento Europeo. Un sondaggio condotto da SWG e Polling Europe, presentato agli eurodeputati, restituisce una fotografia piuttosto chiara: il livello di allarme è diffuso e attraversa in modo trasversale la maggioranza della popolazione europea.
Il punto è semplice, almeno nella sua formulazione: cosa succederebbe se, per qualsiasi ragione geopolitica o commerciale, l’accesso ai servizi digitali ospitati negli Stati Uniti venisse limitato o interrotto? Nessuno parla di uno scenario imminente, sia chiaro. Ma il fatto stesso che questa domanda venga posta in modo sempre più insistente, e che finisca sul tavolo delle istituzioni europee, racconta quanto la percezione del rischio sia cambiata rispetto anche solo a pochi anni fa.
Una preoccupazione che coinvolge tutti i cittadini europei
Quella che emerge dal sondaggio non è la paura di una nicchia particolarmente attenta alla tecnologia. È qualcosa di più ampio, quasi trasversale. La dipendenza digitale dagli USA riguarda praticamente ogni aspetto della vita quotidiana: dalla posta elettronica ai social network, dai servizi cloud alle piattaforme di lavoro, passando per i sistemi operativi degli smartphone che tutti utilizzano ogni giorno. Si tratta di infrastrutture che, nella stragrande maggioranza dei casi, fanno capo ad aziende statunitensi.
Il fatto che i cittadini europei percepiscano questa situazione come un problema concreto segna un passaggio importante. Non si parla più soltanto di sovranità digitale in termini astratti o accademici. La questione tocca la vita reale delle persone, ed è per questo che è arrivata fino agli eurodeputati sotto forma di dati e numeri raccolti sul campo.
Il nodo della sovranità digitale europea
Restare senza accesso ai servizi digitali ospitati oltreoceano non è qualcosa che si prospetta nel prossimo futuro. Su questo punto conviene essere onesti: al momento non esistono segnali concreti che facciano pensare a un’interruzione. Però la storia recente ha insegnato che le tensioni commerciali tra grandi blocchi economici possono escalare rapidamente, e che la tecnologia è diventata uno degli strumenti più potenti di pressione geopolitica.
L’Europa si trova in una posizione particolare. Da un lato è un mercato enorme, con centinaia di milioni di utenti che dipendono ogni giorno da piattaforme americane. Dall’altro, la capacità produttiva e infrastrutturale del continente in ambito digitale resta molto indietro rispetto a quella degli Stati Uniti. Questa asimmetria è esattamente ciò che alimenta la preoccupazione emersa dal sondaggio di SWG e Polling Europe.
