Una stella tra le più antiche mai osservate è stata individuata da un gruppo di studenti universitari dell’Università di Chicago, e la cosa straordinaria è che non si trovava dove ci si aspetterebbe. Questa stella non è nata nella nostra galassia. Si è formata nella Grande Nube di Magellano. Ovvero la più grande galassia compagna della Via Lattea, per poi migrare nel nostro sistema galattico miliardi di anni fa.
La scoperta è avvenuta grazie ai dati della Sloan Digital Sky Survey (SDSS), un progetto globale che coinvolge oltre 75 istituzioni scientifiche e che da 25 anni mette a disposizione enormi dataset astronomici per ricercatori e studenti. Dieci studenti iscritti al corso “Field Course in Astrophysics”, tenuto dal professor Alex Ji, vicedirettore scientifico di SDSS-V, insieme agli assistenti Hillary Andales e Pierre Thibodeaux, hanno lavorato per settimane analizzando migliaia di stelle dai risultati più recenti della survey, selezionandone 77 per uno studio più approfondito durante un viaggio osservativo programmato.
Scoperta una stella antica: una vacanza di primavera che ha cambiato tutto
Il gruppo si è recato all’Osservatorio di Las Campanas in Cile durante le vacanze di primavera, utilizzando lo strumento Magellan Inamori Kyocera Echelle (MIKE) sui telescopi Magellan. La prima sessione osservativa si è svolta il 21 marzo 2025. La seconda stella esaminata quella notte, catalogata come SDSSJ0715-7334, ha subito attirato l’attenzione. Il professor Ji ha raccontato che la scoperta è avvenuta la prima notte e ha completamente stravolto i piani del corso. Il programma originale prevedeva circa 10 minuti di osservazione per ogni obiettivo. Dopo aver capito quanto fosse insolita quella stella però, gli studenti hanno dedicato tre ore a studiarla la notte successiva. Natalie Orrantia, una delle studentesse coinvolte, ha spiegato di aver controllato la strumentazione per tutta la notte per assicurarsi che funzionasse correttamente.
La stella si è rivelata straordinariamente “pura”, composta quasi interamente da idrogeno ed elio. Questa composizione chimica indica che si è formata nelle primissime fasi della storia cosmica. Gli astronomi usano il termine “metalli” per indicare tutti gli elementi più pesanti di idrogeno ed elio, e la metallicità di una stella misura quanti di questi elementi contiene. SDSSJ0715-7334 possiede appena lo 0,005% dei metalli presenti nel Sole, rendendola la stella con la metallicità più bassa mai osservata. Oltre il doppio rispetto al precedente record. Ha Do, un altro studente del team, ha confermato che l’analisi ha coperto un ampio spettro di elementi e che le abbondanze risultano estremamente basse per tutti quanti. Una metallicità così ridotta è un indicatore fondamentale dell’età. Gli elementi pesanti vengono creati nelle esplosioni di supernova. Quindi una stella che ne contiene pochissimi deve essersi formata prima che la maggior parte delle supernove avesse luogo, appartenendo di fatto alle primissime generazioni stellari dell’universo.
Un’antica immigrata con una firma chimica rarissima
Per ricostruire la storia di questa stella, il team ha combinato le proprie osservazioni con i dati della missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea, calcolandone distanza e traiettoria attraverso la Via Lattea. Ripercorrendo il cammino a ritroso nel tempo, è emerso che la stella proveniva dalla Grande Nube di Magellano. Ji l’ha definita un'”antica immigrata”. Un’analisi più approfondita ha poi svelato un altro dettaglio sorprendente. Il contenuto di carbonio della stella è talmente basso da risultare non rilevabile. Secondo Ji, questo suggerisce che una primordiale “spolverata” di polvere cosmica sia responsabile della sua formazione, un meccanismo osservato una sola volta in precedenza.
La partecipazione a una scoperta di questa portata ha influenzato i progetti futuri degli studenti. Sia Orrantia che Do intendono ora proseguire con studi avanzati in astronomia. Juna Kollmeier, direttrice di SDSS-V, ha dichiarato che questi studenti hanno scoperto molto più della stella più pura mai osservata, sottolineando come survey come SDSS e Gaia rendano possibili scoperte del genere per studenti di ogni età e in ogni parte del mondo, dimostrando che c’è ancora ampio spazio per nuove scoperte.
