Che i Neanderthal fossero molto più intelligenti di quanto si pensasse qualche decennio fa è ormai un fatto assodato. Ma ogni tanto salta fuori qualcosa che riesce comunque a sorprendere. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Plos One ha portato alla luce una scoperta davvero notevole: i nostri cugini neandertaliani conoscevano e sfruttavano le proprietà antibiotiche del catrame di betulla per combattere le infezioni. Non stiamo parlando di un uso casuale o accidentale, ma di un comportamento che suggerisce una forma di conoscenza medica sorprendentemente avanzata per un’epoca così remota.
Il catrame di betulla, per chi non lo sapesse, è una sostanza scura e appiccicosa che si ottiene riscaldando la corteccia di betulla in condizioni controllate. Già da tempo si sapeva che i Neanderthal lo utilizzavano come adesivo per fissare punte di pietra ai manici di legno, una tecnica che di per sé richiede una certa padronanza del processo produttivo. Quello che emerge adesso, però, aggiunge un livello completamente diverso alla questione. L’analisi condotta dai ricercatori ha evidenziato che questa sostanza veniva impiegata anche in contesti legati alla cura del corpo, sfruttando le sue proprietà antibiotiche naturali contro agenti patogeni e infezioni.
Una cultura neandertaliana più complessa del previsto
Questa scoperta si inserisce in un filone di ricerca che negli ultimi anni ha progressivamente ribaltato l’immagine stereotipata dei Neanderthal come creature rozze e primitive. Sapevano accendere il fuoco in modo intenzionale, creavano ornamenti, seppellivano i loro morti e ora, a quanto pare, avevano anche una sorta di farmacologia rudimentale. Il fatto che riuscissero a individuare nelle sostanze naturali un potenziale terapeutico e a metterlo in pratica racconta qualcosa di profondo sulla loro capacità cognitiva.
I Neanderthal, va ricordato, hanno convissuto con Homo sapiens per migliaia di anni e le due specie si sono anche incrociate. Il loro patrimonio genetico vive ancora oggi in una percentuale che va dal 1% al 4% del DNA delle popolazioni eurasiatiche moderne. Capire quanto fossero sofisticati dal punto di vista culturale e medico aiuta a comprendere meglio anche la nostra stessa storia evolutiva.
Il catrame di betulla e le sue applicazioni terapeutiche
Dal punto di vista chimico, il catrame di betulla contiene composti fenolici e altre molecole che hanno dimostrato attività antimicrobica in diversi studi moderni. Non è quindi così assurdo pensare che i Neanderthal, attraverso l’osservazione diretta e l’esperienza accumulata nel tempo, abbiano imparato a riconoscerne gli effetti benefici sulle ferite o sulle infiammazioni. Un sapere tramandato probabilmente di generazione in generazione, senza bisogno di libri o laboratori.
Lo studio pubblicato su Plos One non si limita a ipotizzare: i dati raccolti indicano che l’uso del catrame di betulla in contesti non puramente tecnologici (quindi al di fuori della semplice produzione di utensili) era un comportamento deliberato e ripetuto. Questo rafforza l’idea che i Neanderthal possedessero una forma di medicina preistorica basata sull’uso consapevole di risorse naturali, molto prima che Homo sapiens sviluppasse pratiche simili documentate nel registro archeologico.
