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Skylab, la beffa spaziale che la NASA scoprì solo dopo 25 anni

Gli astronauti dello Skylab orchestrarono uno scherzo così geniale che la NASA impiegò un quarto di secolo per scoprirlo.

scritto da Rossella Vitale 05/04/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
Skylab, la beffa spaziale che la NASA scoprì solo dopo 25 anni
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Nello spazio sono successe cose davvero bizzarre, e tra queste un numero sorprendente di scherzi e beffe orchestrate dagli astronauti. Ma la più grande beffa spaziale di sempre ha avuto luogo il 10 settembre 1973 a bordo dello Skylab, la prima stazione spaziale americana. E no, non c’entrano costumi da gorilla. Quello che accadde sullo Skylab quel giorno rappresenta probabilmente il momento più leggendario nella storia non ufficiale dell’esplorazione spaziale. Uno scherzo talmente ben congegnato che alla NASA ci vollero ben 25 anni per capire cosa fosse realmente successo. Venticinque anni. Un quarto di secolo prima che qualcuno all’agenzia spaziale americana riuscisse a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle.

Quando gli astronauti decidono di divertirsi

La cosa affascinante è che lo spazio, per quanto rappresenti l’ambiente più ostile e controllato in cui un essere umano possa trovarsi, non ha mai impedito agli equipaggi di coltivare un certo senso dell’umorismo. Gli astronauti che hanno vissuto e lavorato a bordo delle varie stazioni e missioni spaziali nel corso dei decenni hanno dimostrato più volte una creatività notevole quando si trattava di alleggerire la tensione con qualche trovata geniale.

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Ma la beffa dello Skylab resta in una categoria a parte. Non si trattò di un semplice scherzo tra colleghi in orbita, di quelli che si risolvono con una risata durante la pausa pranzo in assenza di gravità. Fu qualcosa di molto più elaborato, qualcosa che riuscì a passare completamente inosservato per un periodo di tempo francamente imbarazzante per un’organizzazione che monitora ogni singolo parametro delle proprie missioni con precisione maniacale. Lo Skylab fu operativo tra il 1973 e il 1974, ospitando tre equipaggi in successione. La stazione rappresentava un banco di prova fondamentale per capire come il corpo umano reagisse a periodi prolungati nello spazio, e ogni attività a bordo veniva documentata e seguita con attenzione dal controllo missione a terra. Eppure, nonostante tutto questo apparato di sorveglianza, qualcosa sfuggì.

Uno scherzo che ha fatto storia

Il fatto che la NASA abbia impiegato un quarto di secolo per venire a conoscenza di quanto accaduto il 10 settembre 1973 dice molto sulla capacità degli astronauti coinvolti di mantenere il segreto. Chi ha orchestrato la più grande beffa spaziale della storia evidentemente sapeva come tenere la bocca chiusa, e lo stesso fecero i complici, ammesso che ce ne fossero. Tra tutte le imprese compiute nello spazio, tra passeggiate extraveicolari mozzafiato, manovre di attracco impossibili e riparazioni al limite del miracolo, questa vicenda occupa un posto speciale. Perché dimostra che anche nei contesti più seri e rigidamente regolamentati, l’istinto umano verso il gioco e la leggerezza trova sempre il modo di emergere. E quando emerge in orbita terrestre, a centinaia di chilometri dalla superficie, il risultato è qualcosa che entra di diritto nella leggenda.

La beffa dello Skylab non coinvolse costumi da gorilla, come invece accadde in altre occasioni durante missioni spaziali successive. Fu qualcosa di diverso, più sottile, costruito con una pazienza e una discrezione che solo chi vive in uno spazio ristretto per settimane, sotto l’occhio costante delle telecamere e dei sensori, può davvero apprezzare e portare a termine senza farsi scoprire. Il fatto che la NASA abbia dovuto attendere fino alla fine degli anni Novanta per scoprire cosa fosse realmente accaduto a bordo quel giorno resta uno dei dettagli più incredibili dell’intera vicenda.

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Rossella Vitale
Rossella Vitale

Se dovessi scrivere quali sono i miei interessi o descrivermi ci metterei forse una giornata intera, quindi sarò breve. Mi piace esprimermi attraverso la scrittura, mezzo di comunicazione che molti non considerano più così importante, amo i miei animali (gatti, cane e coniglio) e mentre lavoro ascolto brani suonati al piano per concentrarmi e rilassarmi. La mia Laurea ha un titolo troppo lungo da scrivere, ma essenzialmente mi sono specializzata proprio *rullo di tamburi* in comunicazione e marketing digitale.

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