Le nuove linee guida sul colesterolo pubblicate negli Stati Uniti potrebbero cambiare radicalmente il modo in cui viene valutato il rischio cardiovascolare, anticipando i controlli e puntando su un approccio molto più personalizzato. Per la prima volta dal 2018, l’American College of Cardiology e l’American Heart Association hanno aggiornato le raccomandazioni cliniche sullo screening e la gestione del colesterolo nel sangue. Le indicazioni sono state presentate il 28 marzo 2026, durante la 75esima sessione scientifica annuale dell’ACC a New Orleans, e pubblicate sul Journal of the American College of Cardiology e su Circulation.
Il cuore del cambiamento sta tutto qui: non aspettare che il problema si manifesti, ma intercettarlo con decenni di anticipo. Le linee guida sul colesterolo aggiornate si concentrano sull’abbassamento del colesterolo LDL (quello comunemente chiamato “cattivo”) e su altri grassi nel sangue come la lipoproteina(a), nota come Lp(a). Viene inoltre sottolineata la necessità di iniziare gli screening prima, soprattutto per chi ha una storia familiare di malattie cardiache, e di costruire valutazioni del rischio più individuali, tenendo conto di condizioni preesistenti, eventi come la menopausa precoce o complicazioni in gravidanza (preeclampsia, diabete gestazionale).
Roger S. Blumenthal, direttore del Johns Hopkins Ciccarone Center for the Prevention of Cardiovascular Disease e presidente del comitato che ha redatto le linee guida, ha spiegato che livelli più bassi di colesterolo LDL riducono concretamente il rischio di infarti, ictus e insufficienza cardiaca congestizia.
Perché lo screening anticipato fa la differenza
I numeri parlano chiaro: circa 1 adulto su 4 negli Stati Uniti presenta livelli elevati di colesterolo LDL, un fattore determinante nello sviluppo dell’aterosclerosi, cioè il restringimento e l’indurimento delle arterie. Quando certi lipidi si accumulano, formano placche nelle pareti arteriose che possono limitare il flusso sanguigno e, in determinate circostanze, rompersi provocando un infarto o un ictus. Nonostante questo, i consigli di base per la salute del cuore restano gli stessi di sempre: alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, niente tabacco, sonno adeguato e peso corporeo sotto controllo.
Secondo Blumenthal, tra l’80% e il 90% delle malattie cardiovascolari è legato a fattori modificabili. Le nuove linee guida sul colesterolo raccomandano ora lo screening già in età pediatrica per chi soffre di ipercolesterolemia familiare, a partire dai 9 anni o anche prima. Viene inoltre suggerito un test una tantum per la Lp(a), che può aumentare il rischio cardiaco di circa il 40% a concentrazioni di 125 nanomoli per litro, fino a raddoppiarlo a 250 nanomoli per litro.
Un nuovo calcolatore del rischio e opzioni terapeutiche ampliate
Altra novità significativa: l’introduzione di un nuovo calcolatore del rischio cardiovascolare, chiamato PREVENT (Predicting Risk of Cardiovascular Disease EVENTs). Il modello precedente stimava il rischio a 10 anni per gli adulti dai 40 anni in su, basandosi su parametri basilari come età, livelli di colesterolo e pressione arteriosa. Il nuovo strumento invece copre anche il rischio a 30 anni, include misurazioni aggiuntive come glicemia e funzionalità renale, ed è utilizzabile già a partire dai 30 anni. È stato sviluppato su dati di 6,6 milioni di persone, contro appena 26.000 del modello precedente. Seth Martin, cardiologo e membro del comitato, ha sottolineato come spostare il paradigma verso strategie di prevenzione proattiva in età più giovane possa cambiare concretamente la traiettoria delle malattie cardiovascolari.
Sul fronte delle terapie, le linee guida sul colesterolo del 2026 ampliano le raccomandazioni oltre le statine, includendo ezetimibe, acido bempedoico e anticorpi monoclonali PCSK9 iniettabili. Per chi non ha malattie cardiovascolari, il livello ottimale di colesterolo LDL è sotto i 100 mg/dL. Chi presenta un rischio intermedio dovrebbe puntare a scendere sotto i 70 mg/dL, mentre per i soggetti ad alto rischio l’obiettivo è meno di 55 mg/dL. In un editoriale di accompagnamento, gli esperti suggeriscono che le future raccomandazioni potrebbero spingere ancora più in basso la soglia del colesterolo LDL per chi presenta aterosclerosi moderata, sulla base dei risultati dello studio clinico VESALIUSCV che ha mostrato benefici concreti da un abbassamento aggressivo del colesterolo attraverso terapie combinate.
