La fine della produzione di Tesla Model S e Tesla Model X non è un semplice avvicendamento di modelli. È qualcosa di più profondo, che racconta dove vuole andare il marchio americano nei prossimi anni. Dopo l’annuncio arrivato a gennaio, la produzione delle due ammiraglie è ufficialmente terminata. Il 27 marzo Tesla ha inviato una comunicazione via e mail ai clienti statunitensi per confermare la chiusura definitiva degli ordini. A livello mondiale restano disponibili circa 600 esemplari, concentrati per la maggior parte negli Stati Uniti. Sul sito italiano non è più possibile né configurare né ordinare i due modelli. Chi fosse ancora interessato dovrà orientarsi sui pochi esemplari usati rimasti in circolazione.
Quattordici anni di storia tra Ludicrous e Plaid
Per capire il peso di questo passaggio bisogna guardare indietro. Model S era entrata in produzione nel 2012 nello stabilimento di Fremont, in California. Fu la prima vettura interamente progettata da Tesla e riuscì a dimostrare una cosa che all’epoca sembrava impossibile: un’auto elettrica poteva essere veloce, elegante e desiderabile. Model X, con le sue iconiche porte ad ali di falco, arrivò nel 2015. Insieme, i due modelli hanno rappresentato il vertice della gamma Tesla per oltre un decennio, ricevendo aggiornamenti progressivi che hanno introdotto le modalità Ludicrous e Plaid, quest’ultima capace di portare lo scatto da 0 a 100 km/h sotto i 2,5 secondi.
Eppure, negli ultimi anni le vendite erano calate parecchio. Nel 2025 Tesla Model S e Model X hanno pesato per meno del 3% delle consegne globali del marchio. I clienti hanno progressivamente preferito Model 3 e Model Y, più accessibili e pratiche. E nel frattempo sono arrivate rivali agguerrite come Mercedes EQS, Porsche Taycan e Lucid Air, che hanno eroso ulteriormente l’interesse verso le due ammiraglie.
Nessun successore: le linee passano al robot Optimus
La cosa forse più sorprendente è che Tesla non ha previsto un sostituto diretto per questi due modelli. Lo spazio nel segmento premium, almeno per ora, rimane vuoto. Più di qualche cliente ha fatto notare l’assenza di un’ammiraglia nel listino, ma la direzione presa dall’azienda è un’altra. Le linee produttive di Fremont verranno riconvertite per assemblare Optimus Gen 3, il robot umanoide su cui Tesla sta puntando in modo massiccio, con un obiettivo dichiarato di un milione di unità all’anno. La produzione è già partita a gennaio e presso la Gigafactory Texas è in costruzione una fabbrica dedicata, con una capacità pianificata di 10 milioni di unità annue.
Tesla ha comunque confermato che i proprietari di Model S e Model X continueranno a ricevere assistenza, aggiornamenti software e ricambi a tempo indeterminato. Un dettaglio importante per chi ha investito su queste vetture negli ultimi anni.
Resta il fatto che convertire linee automobilistiche in linee robotiche non è un semplice aggiornamento di prodotto. È un cambio di settore vero e proprio. Tesla rimane un costruttore di automobili, certo, ma la strategia racconta una visione molto diversa rispetto a quella con cui Model S e Model X avevano conquistato il mercato. I tempi, i costi e l’effettiva utilità della produzione di massa di robot umanoidi sono tutti ancora da verificare.
