Un annuncio di lavoro pubblicato negli Stati Uniti ha acceso i riflettori su una tendenza che sta ridisegnando il rapporto tra attori e intelligenza artificiale. L’offerta, apparsa sulla piattaforma Handshake, parlava di “un progetto collaborativo di improvvisazione rivolto a una delle aziende di intelligenza artificiale più importanti del settore”, senza però specificare quale. Non si cercavano sviluppatori o ingegneri informatici: si cercavano improvvisatori, performer, persone capaci di trasmettere emozioni in modo credibile. Non davanti a un pubblico, però. Davanti a un sistema di AI. I partecipanti venivano abbinati ad altri performer e lasciati liberi di interagire, con l’obiettivo dichiarato di “testare i limiti” dei modelli linguistici più avanzati. Quello che contava era la qualità dell’interazione: la naturalezza delle pause, le esitazioni, le variazioni di tono. Tutto veniva raccolto, scomposto e trasformato in dato.
Il compenso medio si aggirava intorno ai 65 euro l’ora, con una promessa di flessibilità che, stando a diverse testimonianze, tendeva a scontrarsi con la realtà di task intermittenti e competitivi. Ma il punto vero non è tanto la singola offerta, quanto il contesto. In meno di un anno, Handshake si è trasformata da piattaforma tradizionale per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro a struttura per la raccolta e trasmissione di dati umani destinati al training dell’intelligenza artificiale, cioè quel processo attraverso cui un algoritmo impara a prendere decisioni o generare contenuti analizzando enormi quantità di informazioni.
E non è l’unica. Aziende come Mercor e Scale AI stanno costruendo un mercato sempre più redditizio attorno al cosiddetto data labeling. Secondo le stime, Handshake avrebbe raggiunto circa 245 milioni di euro di ricavi annuali. Scale AI avrebbe toccato quota 1,3 miliardi nel 2024, mentre Mercor sarebbe passata da circa 900.000 euro a 44 milioni in un solo anno.
Quando recitare per l’AI paga più che recitare davvero
Per molti attori, soprattutto agli inizi della carriera o lontani dalla ristretta cerchia delle celebrità dell’industria, queste offerte rappresentano un’opportunità concreta già da qualche anno. La paga per quel tipo di lavoro si aggirava sui 130 fino a 175 euro l’ora, per un contratto minimo di 2 ore. Negli Stati Uniti, dove le tariffe per attori secondari sono regolate dal Background Actors Digest del sindacato SAG AFTRA, la paga massima è di circa 155 euro a giornata per circa 8 ore, quindi poco più di 18 euro l’ora.
Non è difficile capire perché lavorare per il training dell’intelligenza artificiale abbia rappresentato, per comparse e attori in erba, più un’opportunità che una minaccia. “Il mercato c’è perché, considerando la crisi del cinema e della recitazione, non è pagato male”, osserva Francesco D’Isa, filosofo e artista visivo, “Non servono livelli hollywoodiani: basta saper esprimere emozioni basiche in modo convincente. Per questo è percepito come un lavoro come un altro”.
Democratizzazione o nuova concentrazione? Il nodo irrisolto
Simone Arcagni, docente e studioso dei media, invita a leggere il fenomeno con uno sguardo più ampio: “C’è sicuramente una riflessione di giustizia sociale da mettere sul tavolo. Questa tecnologia sta creando un nuovo mercato, ma anche nuove forme di sfruttamento che coinvolgono settori prima esclusi, come attori e scrittori”. La maggiore trasparenza di annunci come quello di Handshake, aggiunge, arriva dopo anni in cui i modelli sono stati addestrati anche su materiali protetti da copyright o su estetiche riconoscibili senza consenso.
“Si è parlato di democratizzazione anche con internet e i social, ma abbiamo visto soprattutto concentrazione e abbassamento della qualità”, ricorda Arcagni. Come sottolinea lo studioso, “una tecnologia diventa davvero dirompente solo quando impone nuovi canoni estetici, aggiungendo al potenziale di trasformazione economica quello artistico. Finché l’AI verrà utilizzata per ottimizzare ciò che già esiste, riducendo tempi e costi ma replicando formati e linguaggi consolidati, la sua promessa resterà incompleta”.
