Il CEO di Ford, Jim Farley, ha rilasciato una delle interviste più schiette degli ultimi anni, mettendo nero su bianco gli errori commessi dal gruppo sulle auto elettriche e la sottovalutazione della concorrenza cinese. Cinque anni dopo aver assunto la guida dell’azienda, Farley non si nasconde dietro giri di parole: miliardi bruciati, strategie sbagliate e una nuova rotta che dovrà dimostrare di funzionare entro il 2027.
Il capitolo più pesante riguarda proprio la strategia elettrica. La cancellazione del F-150 Lightning, lo scioglimento di due joint venture con produttori coreani di batterie e una svalutazione da circa 17,5 miliardi di euro legata a cambi di piano industriale rappresentano il bilancio concreto di un percorso andato storto. Farley lo ammette apertamente.
Il momento di svolta è arrivato quando Ford ha smontato pezzo per pezzo una Tesla insieme a Doug Field, oggi chief officer del gruppo. Il risultato è stato definito dallo stesso Farley “sbalorditivo”: il cablaggio della Mach-E pesava 70 chili in più ed era 1,6 chilometri più lungo rispetto all’equivalente Tesla. La diagnosi non lascia spazio a interpretazioni: “Non sapevamo cosa stesse succedendo nelle loro menti. Ma ora lo capiamo. Loro non avevano pregiudizi. Noi li avevamo.” Ford aveva semplicemente replicato l’approccio del motore termico sul veicolo elettrico, mentre Tesla era partita da zero, progettando tutto attorno alla batteria più piccola e leggera possibile.
Un altro fattore che ha distorto le valutazioni interne è stato il COVID. La crisi dei semiconduttori e la domanda artificialmente gonfiata durante la pandemia avevano creato un’illusione di redditività. Farley lo dice chiaro: “Il COVID è stato un falso segnale. Se riuscivi a costruire un veicolo, lo vendevi a prezzi del 30% o 40% più alti rispetto a prima. E questo ha ingannato una generazione di product planner.”
La nuova piattaforma elettrica e il “momento Model T”
La risposta industriale a questi errori è una piattaforma per vetture 100% elettriche completamente nuova, che Farley ha definito un “momento Model T” per Ford. Il debutto è previsto nel 2027 con un pick up di segmento medio, prodotto in uno stabilimento riconvertito in Kentucky. I dettagli tecnici non sono stati svelati, ma Farley ha lasciato intendere che l’architettura sarà orientata anche verso i veicoli EREV (Extended Range Electric Vehicle), con batterie da circa 160 fino a 240 chilometri di autonomia abbinate a un piccolo motore per la ricarica. Una soluzione che il CEO considera strategicamente superiore al full electric per diversi segmenti di mercato.
La Cina e i dazi: Ford tra concorrenza e sfide globali
Il tema della concorrenza cinese occupa una parte importante dell’intervista. Farley non usa mezze misure: “Chiunque nell’industria automobilistica non si aspettasse che qualcosa sarebbe successo in Cina cinque anni fa si stava prendendo in giro.” Eppure nessuno aveva previsto la velocità e la qualità del salto compiuto dai costruttori locali. Quando Farley e il vicepresidente John Lawler hanno visitato la Cina subito dopo la riapertura post pandemia, la reazione è stata di genuino shock: “Le loro auto erano passate da chiaramente sotto di noi a davanti a noi.
I design erano bellissimi. Erano auto elettriche. È stato francamente scioccante.” Farley cita BYD, Great Wall e Geely come i soggetti che tengono svegli i dirigenti di Ford di notte, insieme a Hyundai e Kia. La strategia dei costruttori cinesi in Europa, quella di presentarsi dietro brand locali come MG, Polestar e Volvo, viene descritta come una mossa che ha reso la penetrazione meno visibile ma non meno efficace.
Sul fronte dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump, Ford produce negli Stati Uniti circa l’80% dei veicoli venduti sul mercato americano, una quota superiore a Toyota e GM, attestate sul 50% o 60%. Nonostante questo, l’azienda importa una quota significativa di componenti dall’estero per contenere i costi. Il risultato paradossale è che Ford si è ritrovata con uno dei conti daziari più alti del settore. Dopo il lavoro con l’amministrazione, la proiezione iniziale è scesa da circa 2,7 o 3,6 miliardi di euro a circa 900 milioni, pari a circa il 10% degli utili del gruppo. Farley indica infine il software come la sfida più grande e lascia intendere che Ford potrebbe espandersi in settori adiacenti come droni e VTOL, sfruttando le architetture elettriche sviluppate per i veicoli.
