La crisi dei chip di memoria, alimentata dalla domanda esplosiva legata al boom dell’intelligenza artificiale, sta facendo lievitare i prezzi di buona parte dei dispositivi elettronici usciti negli ultimi mesi. E anche un colosso come Samsung ne sta risentendo parecchio. Chi ha seguito le vicende legate ai Galaxy S26 lo sa bene: ci si aspettava molto di più in termini di innovazione, ma alla fine il produttore sudcoreano ha dovuto ridimensionare le ambizioni. E nonostante tutto, i prezzi sono comunque saliti.
Ora però Samsung sta provando a giocare un’altra carta, e lo sta facendo con una mossa piuttosto significativa: affidarsi a fornitori cinesi più economici per componenti chiave dei propri smartphone. La strategia è emersa chiaramente con il lancio dei nuovi midrange della serie Galaxy A, in particolare Galaxy A37 e Galaxy A57, presentati proprio in questi giorni. Secondo fonti interne sudcoreane, Samsung avrebbe affidato alla cinese CSOT la produzione dei pannelli display destinati ad alcuni di questi modelli, tra cui espressamente Galaxy A57. Un cambio di rotta non da poco, considerando che fino a poco tempo fa la divisione mobile si appoggiava quasi esclusivamente a Samsung Display, società che fa parte dello stesso gruppo.
Non solo display: la strategia si estende anche ai top di gamma
Quello che rende la faccenda ancora più interessante è che questa politica di contenimento costi non riguarda soltanto la fascia media. Anche i dispositivi più prestigiosi ne sono coinvolti. Per Galaxy Z Flip 7, ad esempio, Samsung avrebbe deciso di sostituire il fornitore sudcoreano di cerniere KH Vatec con l’azienda cinese Huanli. E pure nella serie Galaxy S26 si trovano già tracce di questo approccio: alcuni modelli integrano moduli fotografici provenienti da fornitori cinesi, soprattutto per quanto riguarda il sensore ultra grandangolare, che storicamente è quello su cui i produttori tendono a investire un po’ meno rispetto al sensore principale.
È un quadro che racconta bene la pressione sotto cui si trovano i grandi produttori di elettronica in questo momento. La crisi dei chip non è un problema teorico, ma qualcosa che si traduce in scelte concrete: meno innovazione dove possibile, componenti più economici dove il consumatore nota meno la differenza, e un equilibrio sempre più delicato tra qualità percepita e margini di guadagno. Samsung, dal canto suo, sembra aver scelto la via pragmatica.
