La crisi carburanti che sta colpendo il vecchio continente ha spinto le istituzioni europee a rivolgersi direttamente agli automobilisti. Il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, ha lanciato un appello piuttosto chiaro: ridurre l’uso dell’auto privata, puntare sullo smart working dove possibile e adottare uno stile di guida più efficiente. E tra le proposte più concrete spunta anche il taglio dei limiti di velocità in autostrada, con l’obiettivo dichiarato di contenere i consumi di carburante in una fase di forte instabilità internazionale.
Le indicazioni europee vanno a toccare le abitudini quotidiane di milioni di persone. Ridurre la velocità di circa 10 km/h in autostrada, secondo la Commissione europea, può tradursi in un risparmio immediato di carburante, soprattutto diesel, ancora molto diffuso tra le auto circolanti. A questo si aggiunge l’invito a limitare gli spostamenti non strettamente necessari grazie al lavoro da remoto, abbattendo così il numero complessivo di chilometri percorsi ogni giorno.
Le raccomandazioni, in linea con quelle dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, includono anche pratiche di guida più attente ai consumi: accelerazioni più dolci, velocità costante, e la condivisione dell’auto tra più persone quando possibile. L’obiettivo è semplice: meno veicoli in circolazione significa meno consumo complessivo di carburante.
Cosa sta succedendo e perché la crisi carburanti pesa anche sull’Italia
A rendere tutto più urgente è il quadro geopolitico. Le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran, unite alle restrizioni imposte da Teheran nello Stretto di Hormuz, continuano a rallentare il traffico delle petroliere in uno snodo cruciale per il trasporto di greggio. Da quella rotta transitano ogni giorno circa 20 milioni di barili di petrolio, una quota essenziale per garantire l’equilibrio dei mercati energetici globali e, di riflesso, la stabilità dei prezzi anche per gli automobilisti europei.
Le difficoltà negli approvvigionamenti stanno già spingendo verso l’alto il costo del petrolio e, a cascata, quello di benzina e diesel. Per chi usa l’auto tutti i giorni, questo significa rifornimenti più cari e maggiore incertezza sull’evoluzione dei listini. In Italia, proprio per contenere l’impatto sui consumatori, è atteso un nuovo decreto con cui il Governo dovrebbe prorogare il taglio delle accise sui carburanti.
Una misura tutt’altro che simbolica. Secondo le stime di Facile.it, senza questo intervento nel solo mese di aprile la spesa complessiva degli italiani alla pompa potrebbe aumentare di circa 880 milioni di euro rispetto ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto. I rincari, del resto, sono già evidenti: a marzo, nonostante lo sconto di 24,4 centesimi al litro ancora in vigore, gli automobilisti italiani hanno comunque speso circa 470 milioni di euro in più rispetto a febbraio.
Numeri che confermano quanto la situazione internazionale incida direttamente sulle tasche di chi guida e che rafforzano la linea delle istituzioni europee, sempre più orientate a promuovere una guida attenta ai consumi e un utilizzo più razionale dell’auto come risposta immediata alla crisi carburanti.
