Un evento avvenuto presso la Cape Canaveral Space Force Station sta facendo discutere parecchio negli ambienti della difesa. Non tutti i lanci che partono da quella base finiscono sui comunicati stampa, e questo in particolare sembra rientrare nella categoria dei test riservati. Gli analisti militari lo stanno collegando a una possibile prova del sistema Dark Eagle, il missile ipersonico statunitense su cui si concentrano enormi aspettative strategiche.
Il Pentagono non ha confermato nulla, il che non sorprende troppo quando si parla di programmi di questo calibro. Eppure ci sono diversi indizi che rendono l’ipotesi tutt’altro che campata in aria. Prima di tutto, nei giorni a ridosso del decollo sono state imposte restrizioni allo spazio aereo e alle rotte marittime nell’Atlantico, una procedural che viene adottata regolarmente quando si testano sistemi d’arma avanzati. Non è un dettaglio da poco: queste chiusure temporanee seguono uno schema ben preciso, già osservato in occasioni precedenti legate proprio al programma ipersonico americano.
C’è poi un altro elemento che ha fatto drizzare le antenne a parecchi osservatori. La traiettoria rilevata da fonti indipendenti sembra coincidere con quelle registrate durante esperimenti passati del programma Long Range Hypersonic Weapon, che è sostanzialmente il nome tecnico del progetto da cui nasce Dark Eagle. Quando più elementi puntano nella stessa direzione, ignorarli diventa difficile.
Perché Dark Eagle è così rilevante dal punto di vista militare
Vale la pena capire perché questo sistema attira così tanta attenzione. Dark Eagle è stato sviluppato congiuntamente dall’esercito e dalla marina degli Stati Uniti con un obiettivo molto chiaro: colpire bersagli strategici a lunga distanza, nell’ordine di circa 2.700 chilometri. Si tratta di una portata che cambia radicalmente gli scenari operativi, perché consente di raggiungere obiettivi che prima richiedevano piattaforme completamente diverse.
Ma la distanza è solo metà della storia. L’altra metà riguarda la velocità. Il missile ipersonico è progettato per superare i 6.000 chilometri orari, un dato che lo colloca ben oltre la soglia ipersonica (cinque volte la velocità del suono). Tutto questo è possibile grazie alla tecnologia chiamata boost-glide, che funziona in modo piuttosto intuitivo nella sua logica di base: il missile viene accelerato violentemente nelle fasi iniziali del volo, dopodiché entra in una lunga fase di planata controllata che lo accompagna fino al bersaglio. Questa combinazione di spinta iniziale e volo planato rende il sistema estremamente difficile da intercettare, perché la traiettoria non è quella classica e prevedibile di un missile balistico tradizionale.
