Seduti in metro, in fila al supermercato o al bar: quante volte capita di intravedere lo schermo del telefono della persona accanto? Più spesso di quanto si pensi, e non sempre per caso. Una ricerca condotta da Censuswide su 11.000 utenti smartphone in undici Paesi europei, commissionata da Samsung in occasione del lancio di Galaxy S26 Ultra, restituisce un quadro che mette a disagio: il 59% degli italiani ammette di aver guardato accidentalmente lo schermo del telefono di uno sconosciuto, mentre il 24% dichiara di averlo fatto deliberatamente, per pura curiosità.
Il contesto più a rischio è quello dei mezzi pubblici, indicato dal 56% degli intervistati come il luogo in cui è più probabile notare lo schermo di qualcun altro. Seguono le code nei negozi e ai supermercati (39%) e bar, ristoranti e caffè (16%). Ambienti quotidiani, situazioni ordinarie, ma con un livello di esposizione che molti sottovalutano.
Cosa si vede sugli schermi altrui
I contenuti osservati sono spesso tutt’altro che banali. Il 39% degli italiani dichiara di aver visto informazioni personali sullo schermo di uno sconosciuto, e il 28% afferma di aver visto qualcosa che riteneva non avrebbe dovuto vedere. Le categorie più frequenti includono foto personali o galleria (40%), volti o voci durante videochiamate (31%), messaggi privati del partner o coniuge (30%), notifiche o profili social (24%), app di dating (9%) e persino saldo bancario o dettagli del conto (8%).
Dati che delineano con precisione il concetto di “pubblico accidentale“: persone che vedono ciò che compare sullo schermo di qualcun altro semplicemente perché è nel loro campo visivo, senza alcuna intenzione dichiarata.
Il paradosso della percezione
Lo studio evidenzia un divario significativo tra percezione e realtà. Il 59% degli italiani ritiene di riuscire a mantenere privato l’uso del proprio telefono anche in luoghi affollati, ma il 56% riconosce che in pubblico è facile vedere lo schermo degli altri. Una contraddizione che rivela quanto sia difficile valutare oggettivamente il proprio grado di esposizione quando si è immersi in uno spazio condiviso.
Solo il 25% considera l’uso dello smartphone in pubblico un’attività davvero privata. E quasi la metà degli intervistati (48%) ha avuto la sensazione che qualcuno stesse guardando il proprio schermo. Le conseguenze comportamentali sono concrete: il 54% degli italiani ha evitato o rimandato operazioni bancarie in pubblico per timore di essere osservato, il 42% ha evitato di inserire codici PIN e altrettanti hanno rinunciato a leggere messaggi privati del partner.
La risposta di Samsung: Privacy Display integrato
Samsung ha scelto di rispondere a questa esigenza con una soluzione hardware integrata nel Galaxy S26 Ultra: il Privacy Display, che limita la visibilità laterale dello schermo rendendo i contenuti visibili solo frontalmente, senza compromettere l’esperienza visiva di chi usa il dispositivo. La funzione richiede attivazione manuale nelle impostazioni e si affianca ai sette anni di aggiornamenti di sicurezza garantiti dalla serie S26.
Benjamin Braun, Chief Marketing Officer di Samsung Europe, ha sottolineato come il telefono sia uno degli oggetti più personali che possediamo, custodendo foto, dati bancari e messaggi, e come il Privacy Display nasca proprio dall’esigenza concreta di mantenere riservati quei contenuti nei momenti della vita quotidiana in cui la vicinanza fisica con gli estranei è inevitabile.
