Con oltre 100 milioni di videocamere Ring installate nel mondo, Amazon ha deciso di fare un passo che cambia parecchio le carte in tavola. L’azienda ha lanciato un vero e proprio app store di Ring, pensato per trasformare quei dispositivi nati per la sicurezza domestica in qualcosa di molto più ampio e versatile. Lo store, annunciato per la prima volta al CES di gennaio, punta su aree come l’assistenza agli anziani, l’analisi della forza lavoro, la gestione degli affitti e altri ambiti verticali, aprendo le porte a sviluppatori di ogni dimensione che vogliono accedere all’ecosistema Ring per raggiungere nuovi clienti.
Il lancio coincide con l’espansione di Ring dai campanelli smart e dalle videocamere per abitazioni private verso soluzioni pensate per le aziende. Ma il vero motore dietro questo store è l’intelligenza artificiale, che oggi riesce a sfruttare la capacità delle videocamere Ring di vedere e sentire ciò che accade nel mondo reale, traducendolo in informazioni utili per situazioni specifiche. E le app disponibili al debutto danno un’idea piuttosto chiara di dove si vuole andare.
Tra i partner di lancio c’è Density, azienda sostenuta da SoftBank, con un’app chiamata Routines focalizzata sull’assistenza agli anziani. L’applicazione può sfruttare le videocamere Ring per aiutare le famiglie a tenere d’occhio i propri cari e ricevere avvisi su situazioni critiche, come cadute o cambiamenti nelle abitudini quotidiane. Poi c’è QueueFlow, che aiuta le aziende a comprendere meglio i tempi di attesa e la congestione in luoghi dove le persone devono aspettare il proprio turno: eventi, ristoranti, sportelli di servizio, sale d’attesa. L’app di Minut, invece, si rivolge agli host Airbnb, integrandosi con sensori senza videocamera che rilevano rumori eccessivi e temperatura.
Jamie Siminoff, fondatore e CEO di Ring, ha spiegato che l’obiettivo è espandere le capacità delle videocamere oltre la semplice sicurezza domestica. “Con l’AI, c’è un’incredibile quantità di casi d’uso di nicchia”, ha dichiarato. Al lancio sono disponibili circa 15 app, tra cui WhatsThatBird.AI per l’identificazione degli uccelli, memories.ai per il rilevamento di rischi come incendi, fumo, cadute e perdite d’acqua, Lumeo per avvisi e conteggio persone nelle aziende, LawnWatch per il monitoraggio della salute del prato, ProxView per il rilevamento di sosta sospetta nelle attività commerciali, StoreTraffic per il monitoraggio del traffico e delle code, Package Protect per il tracciamento delle consegne e Cheer Chime, un’app di Amazon stessa che emette un suono quando un cliente lascia una mancia alla cassa.
Privacy e limiti: Ring ha imparato dai suoi errori
Non tutto è rose e fiori, però. L’azienda sa bene che la reazione dei consumatori contro le tecnologie di sorveglianza può essere dura, e Ring stessa ne ha fatto le spese in passato. Dopo aver lanciato funzionalità per trovare animali domestici smarriti o rilevare incendi, i clienti si erano resi conto di quanto queste videocamere potessero davvero fare, e di come questo potesse portare a un mondo in cui le persone non possono andare da nessuna parte senza essere tracciate, registrate e potenzialmente riconosciute.
Consapevole del rischio, Siminoff ha precisato che i termini di servizio dell’app store di Ring non permetteranno app con funzionalità invasive per la privacy, come strumenti di riconoscimento facciale o lettori di targhe. Vale la pena ricordare che Ring aveva cancellato la partnership con Flock Safety, un produttore di videocamere alimentate da AI che condividono filmati con le forze dell’ordine, proprio in seguito alle critiche ricevute.
Come funziona lo store e il modello di business
Il nuovo app store sarà accessibile all’interno dell’app Ring per dispositivi iOS e Android, inizialmente limitato ai clienti negli Stati Uniti prima di espandersi ad altri mercati. Dettaglio interessante: aggiungere app al proprio sistema Ring non comporterà l’utilizzo dei sistemi di pagamento in app delle piattaforme, il che significa che Ring non pagherà commissioni ad Apple o Google. Siminoff ha spiegato che questo è possibile perché Ring non sta effettivamente distribuendo le app: gli utenti dovranno comunque scaricare l’app del partner dal rispettivo store per accedere alle nuove funzionalità, mentre l’app Ring stessa non cambia per incorporare le funzioni dei partner.
Sul fronte della monetizzazione, quando Ring indirizza un cliente verso uno dei suoi partner, prenderà una commissione sulle vendite pari al 10%. L’azienda si dice aperta anche ad app che offrono altri modelli di business oltre agli abbonamenti, come pagamenti una tantum o anche app gratuite supportate da pubblicità.
