La pirateria digitale non è più soltanto una questione di diritto d’autore violato. Dietro lo streaming illegale e le IPTV pirata si nasconde un sistema che espone milioni di utenti a truffe digitali, furti di identità e frodi economiche per un valore complessivo che nel 2024 ha superato 1,42 miliardi di euro. Questo è il quadro che emerge dalla ricerca “Il prezzo nascosto della pirateria”, realizzata dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e presentata alla Camera dei Deputati dal presidente Stefano da Empoli. All’evento erano presenti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alberto Barachini, il Commissario AGCOM Massimiliano Capitanio e il direttore del Servizio Polizia Postale Ivano Gabrielli.
Il dato più impressionante riguarda chi finisce vittima di una truffa attraverso servizi illegali: la perdita media è di 1.204 euro a persona. Nella fascia 45/54 anni la cifra sale a 1.507 euro, mentre tra i 55 e i 64 anni si attesta a 1.505 euro. Non sono episodi sporadici. Il danno economico complessivo legato a furti di dati e frodi connesse alla fruizione di contenuti pirata è passato da 1,24 miliardi nel 2022 a 1,32 miliardi nel 2023, fino a superare 1,42 miliardi nel 2024, con un incremento del 14,5% in tre anni. Nello stesso anno il sistema economico ha registrato anche 2,2 miliardi di euro di fatturato evaporato e un impatto sul PIL stimato in 904 milioni.
Malware, phishing e ransomware: il vero costo dello streaming pirata
Lo studio evidenzia un collegamento diretto tra pirateria e cybersicurezza. Le piattaforme illegali non sono semplicemente alternative gratuite ai servizi in abbonamento: spesso ospitano malware, spyware, phishing e ransomware. Banner pubblicitari, pop-up e file torrent diventano strumenti per intercettare credenziali bancarie e dati personali. Per chi utilizza canali pirata il rischio di malware può risultare fino a dieci volte superiore rispetto a chi si affida a piattaforme legali. Tra i giovani tra 15 e 25 anni, il 62% di chi ricorre a contenuti illegali ha dichiarato di aver subito attacchi informatici. Un dato internazionale richiamato nello studio indica inoltre che il 76% dei siti pirata più visitati espone gli utenti a frodi economiche.
Ivano Gabrielli ha sintetizzato il meccanismo in modo piuttosto chiaro: “Il prezzo di un prodotto illegale siamo noi”. Dietro l’accesso gratuito ai contenuti si muove quella che ha definito “un’industria organizzata e una tecnologia evoluta”, dove l’offerta gratis nasconde altre attività criminali. Il funzionamento è lineare: vendita di un prodotto illegale, raccolta di dati personali, inserimento in circuiti di spam e phishing, installazione di malware sui dispositivi. Un’economia illegale strutturata capace di generare introiti stimati in 1,2 miliardi di euro. Dato curioso: i laureati, pur rappresentando una quota demografica inferiore, mostrano un’incidenza del danno economico superiore rispetto al loro peso nella popolazione.
I numeri della Polizia Postale confermano la tendenza: nel 2024 le somme sottratte tramite truffe online e frodi informatiche hanno superato i 229 milioni di euro, contro i 177 milioni del 2023 e i 153 milioni del 2022. Il rischio è ancora più evidente nel caso delle IPTV illegali, dove l’utente inserisce direttamente dati di pagamento che possono finire nel dark web o essere usati per addebiti non autorizzati.
Piracy Shield e i numeri del fenomeno in Italia
Secondo i dati FAPAV/Ipsos, la pirateria coinvolge circa il 40% della popolazione adulta italiana, con oltre 290 milioni di atti ogni anno. La perdita economica complessiva stimata per il 2024 ha superato i 2 miliardi di euro, con circa 12.100 posti di lavoro a rischio. Il settore audiovisivo è tra i più colpiti: genera oltre 21,6 miliardi di euro di ricavi e impiega quasi 80 mila addetti. Nel solo 2025 la pirateria avrebbe già comportato la perdita di 3.399 posti di lavoro, con un incremento del 47% rispetto all’anno precedente. Le stime per il periodo 2025/2030 parlano di 34.012 posti persi nell’industria creativa.
Massimiliano Capitanio ha definito la pirateria “un cancro economico e culturale” e ha rivendicato il ruolo del Piracy Shield, lo strumento che consente di disabilitare un sito illegale in 30 minuti. Con questo sistema sono stati superati i 101 mila siti abbattuti, contro i circa 9 mila chiusi nei decenni precedenti. Tra il 1° maggio 2024 e il 30 aprile 2025, secondo la Relazione Annuale AGCOM 2025, sono stati disabilitati 28.041 domini e 6.104 indirizzi IP che diffondevano eventi sportivi in diretta in maniera illecita.


