Quasi nessuno legge davvero i termini di servizio prima di cliccare su “Accetto”. Non è un segreto, ma i numeri fanno comunque impressione: solo il 9% degli adulti statunitensi dichiara di leggere sempre le condizioni contrattuali online. Ed è proprio su questo enorme vuoto che si inserisce Termzy AI, un’estensione browser pensata per analizzare in tempo reale i contratti digitali che ogni giorno vengono accettati senza nemmeno uno sguardo.
Il funzionamento è piuttosto diretto. Quando un utente si trova davanti a una pagina con termini e condizioni o una privacy policy, Termzy AI interviene per sintetizzare il contenuto, evidenziare le clausole più critiche e ridurre quella distanza enorme tra il linguaggio legale e la fretta quotidiana con cui tutti navigano. Come spiega il fondatore Pavesi: “Accettiamo quotidianamente termini e condizioni senza leggerli, ma questa superficialità può avere conseguenze reali”. Registrandosi a decine di siti, si può finire per dare il consenso alla vendita dei dati personali a terze parti, con rischi concreti: spam, discriminazione algoritmica, condizioni contrattuali decisamente svantaggiose.
Come funziona e dove stanno i limiti
L’estensione distingue tra termini contrattuali e informative sulla privacy, offrendo analisi differenziate. Il punto su cui Pavesi insiste è che Termzy AI non vuole sostituire gli avvocati. È piuttosto uno strumento per iniziare a capire cosa si sta accettando e individuare le clausole che meritano maggiore attenzione.
Il tema dell’affidabilità, però, resta centrale. I modelli linguistici possono commettere errori di interpretazione o produrre sintesi imprecise. Pavesi sostiene che il rischio di “allucinazione” sia contenuto, perché il sistema non deve inventare contenuti nuovi ma analizzare un testo già presente sullo schermo. I prompt sono stati impostati in modo che l’intelligenza artificiale si basi esclusivamente sul testo fornito, senza introdurre informazioni esterne. È stata anche inserita una funzione di segnalazione per consentire agli utenti di riportare eventuali errori.
Detto questo, interpretare un contratto non significa solo riassumerlo. Il diritto vive di sfumature, rimandi normativi, giurisprudenza. Un modello può segnalare una clausola sbilanciata, ma non può stabilire con certezza se sia nulla o inefficace in un determinato ordinamento. L’output va quindi considerato come un supporto orientativo, non come una valutazione giuridica definitiva.
Da progetto universitario a strumento per aziende e privati
Termzy AI nasce all’interno di un corso dedicato alla “Public AI” presso la University of Amsterdam, dove agli studenti veniva chiesto di progettare soluzioni basate sull’intelligenza artificiale per affrontare problemi sociali concreti. L’idea, racconta Pavesi, era nel suo cassetto da tempo e ha trovato nel contesto accademico l’occasione giusta per prendere forma. Oggi il progetto prosegue in modo indipendente, con un team di quattro persone, il supporto di collaboratori tecnici esterni e un’estensione completamente gratuita.
La direzione futura punta verso uno strumento di gestione dei contratti digitali più completo: non solo leggere e sintetizzare le condizioni al momento dell’accettazione, ma conservarle nel tempo, collegarle tra loro e generare alert su clausole rilevanti. L’ambizione si estende anche al mondo aziendale, dove dipendenti e collaboratori accettano quotidianamente condizioni d’uso di servizi cloud e piattaforme software. “In questo caso il problema non è più solo del singolo utente”, osserva Pavesi. “Anche intere aziende spesso non hanno piena consapevolezza di cosa viene accettato operativamente”. Il terreno aziendale è però più delicato: il livello di affidabilità richiesto sale parecchio rispetto all’uso privato. Strumenti come Termzy AI rispondono a un problema reale, cioè l’eccesso di contratti rispetto alla capacità umana di leggerli tutti, ma non lo eliminano del tutto. Possono aiutare a orientarsi, non possono sostituire la responsabilità di capire cosa si sta firmando.
