Prima di posare un cavo elettrico sul fondo del mare, qualcuno deve sapere esattamente cosa c’è laggiù. E quel qualcuno, sempre più spesso, è NextGeo, azienda napoletana specializzata in geoscienze marine che sta vivendo una crescita impressionante. I numeri del 2025, appena approvati dal consiglio di amministrazione, parlano chiaro: ricavi a 267 milioni di euro (in crescita del 31% rispetto al 2024), un utile netto che sfiora i 50 milioni e un portafoglio ordini oltre quota 480 milioni. Numeri che fotografano un’azienda nel pieno di una fase espansiva, trascinata da un settore che non accenna a rallentare.
Ma cosa fa, concretamente, NextGeo? Studia e mappa il fondale marino per conto di chi deve costruirci sopra o farci passare infrastrutture. Parliamo di cavi elettrici sottomarini, fondazioni per turbine eoliche offshore, piattaforme energetiche. I clienti sono nomi pesanti: Eni, Saipem, Prysmian, TotalEnergies, i gestori delle reti elettriche del Nord Europa. I cantieri si distribuiscono tra Mare del Nord, Mediterraneo, Africa occidentale e Golfo Persico. Una geografia operativa vastissima, che rende l’idea della portata internazionale raggiunta dalla società.
L’azienda napoletana che mappa i fondali marini cresce del 31%
La ragione di questa crescita è soprattutto strutturale. La transizione energetica europea ha bisogno del mare come non mai. I parchi eolici offshore si moltiplicano lungo le coste del continente e ciascuno richiede indagini preliminari sul fondale, installazione di fondazioni e cavi di connessione alla rete. Gli interconnector elettrici, quei cavi ad alta tensione che collegano le reti nazionali tra loro, stanno diventando sempre più numerosi perché l’Europa punta a una rete integrata e resiliente. Nel 2025 NextGeo ha lavorato, tra gli altri progetti, al NeuConnect tra Regno Unito e continente per conto di Prysmian, e all’Eastern Green Link 1 per National Grid.
C’è un dettaglio che rende queste operazioni ancora più complesse di quanto si potrebbe immaginare. Nei fondali del Mare del Nord giacciono decine di migliaia di ordigni inesplosi risalenti alla Seconda guerra mondiale. Vanno individuati, classificati e bonificati prima di qualunque cantiere. È un lavoro che richiede tecnologie avanzate e competenze molto specifiche, esattamente ciò che NextGeo mette in campo ogni giorno.
Palombari a saturazione: la competenza estrema che fa la differenza
Con l’acquisizione di Rana Subsea, completata a settembre 2025, il gruppo ha aggiunto una capacità operativa fuori dal comune: il cosiddetto saturation diving. Si tratta di sommozzatori che lavorano a grandi profondità, anche 80 o 100 metri, vivendo per settimane intere in camere iperbariche a bordo delle navi, mantenuti a una pressione equivalente a quella del fondale. Respirano una miscela di elio e ossigeno, escono quotidianamente nella campana subacquea e intervengono su infrastrutture che i robot non riescono ancora a gestire con la stessa precisione.
Un contratto appena firmato con Saipem porterà i palombari di Rana Subsea in Medio Oriente per 36 mesi, con un valore stimato di circa 140 milioni di euro. Per supportare questa commessa, NextGeo ha acquisito una nuova nave da costruzione subsea, la Siem Day, ribattezzata NG Supporter e finanziata in parte da Intesa Sanpaolo e Cassa Depositi e Prestiti. La nave, costruita in Norvegia nel 2013, è lunga 120 metri, monta una gru da 250 tonnellate e dispone di veicoli telecomandati capaci di scendere fino a 3.000 metri di profondità, con una capacità di ospitare 110 persone a bordo anche in condizioni di mare mosso.
